La meraviglia di meravigliarsi

Ciao WordPress!

Questa sera sono qui per chiacchierare un po’ ed esporvi una questione:

          “Siamo ancora in grado di meravigliarci di qualcosa nell’epoca in cui viviamo?” 

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Ti voglio bene

È una vita intera.

Sono al mare a Mentone, in Francia. Prima mi sono affacciata al balcone e, curiosando dall’alto, ho visto contemporaneamente tre scene: una mamma che portava un passeggino sulla passeggiata, un papà con il proprio figlio al porto a guardare i pesci e tre ragazzini sui 15-16 anni tutti eleganti su una panchina.

Per un minuto ho chiuso gli occhi e ho pensato a come io abbia percorso queste tre tappe qui. La passeggiata serale in passeggino col ciuccio, il pane secco dato ai cefali al porto e la mia adolescenza tra un gelato e un analcolico al minibar.

Sono passati 25 anni e ogni volta ti voglio sempre più bene, Mentone.

Nina

Abbondanza

Questo, più che un articolo, vuole essere una riflessione: l’abbondanza.

Vi è mai capitato di comprare due shampoo o due casse d’acqua perché “Meglio averne uno in più così sto più tranquilla”? Ecco, questa è la tematica del giorno.

Lavoro in una casa dove regna il “troppo” e ogni giorno cerco di capirne il perché. La cucina, per esempio, è la chiara dimostrazione di ciò che voglio intendere…

Ogni giorno, quando cucino qualcosa, cerco sempre di non inciampare nelle mille bottiglie d’acqua per terra o di far sì che non mi crolli qualcosa in testa aprendo gli armadietti. Per non parlare delle presine, ce ne saranno almeno una decina tutte in bella vista.

Spostandomi in altri ambienti della casa, la situazione non cambia molto…

Qui sta la mia riflessione: perché? Perché voler accumulare tanti oggetti uguali e nemmeno tenerli in ordine in armadi o altro? Non capisco cosa ci sia alla base di questo tipo di atteggiamento. Forse l’insicurezza e la paura, appunto, di non averne abbastanza? Potrebbe, invece, essere solo questione di comodità? Non lo so, di solito dicono che chi tende ad accumulare è perché deve colmare mancanze ma qui non capisco.

In attesa di una risposta, spero di arrivare viva in camera senza inciampare in due tappeti, tre bottiglie d’acqua e cinque paia di scarpe.

Nina

“Non lo so”

boh

Eccomi di nuovo, WordPress! Oggi vorrei riflettere su una tematica che non so ben definire ma che proverò a spiegarvi con parole semplici.

Dunque, è da qualche mese che sto lavorando come babysitter a tempo (quasi) pieno, seguo due bambine di dodici e otto anni tutti i giorni e con loro facciamo compiti, giochiamo, insomma… le solite cose. È un’occupazione parecchio impegnativa, contando il fatto che sono due e che una è nel pieno dell’adolescenza (sono più le volte che piange che quelle in cui mi fa un sorriso).

Arianna, la più grande, mi conosce di più perché già lo scorso anno l’aiutavo coi compiti e tra noi c’è una sintonia che si può definire come fraterna. Siamo complici in molte situazioni, è molto affettuosa e per una come me che non riesce ad abbracciare nemmeno un peluche… serve molto.

Seda, la piccola, è dolcissima e ormai mi ha presa come sua compagna di gioco per eccellenza. Se rifiuto di giocare a basket con lei… apriti cielo. Ci stiamo ancora conoscendo, sto cercando di scoprire cosa le piace di più e come intrattenerla senza pensare sempre al basket, la sua passione.

La mia riflessione di cui voglio rendervi partecipi oggi verte sulla risposta che ricevo maggiormente dalle bambine ogni giorno quando chiedo loro qualcosa: Non lo so. 

Ecco, il Non lo so a volte, per una venticinquenne quale sono, è bellissimo. Spiego meglio… Mi capita spesso di fargli domande banali tipo:

“A che ora inizia la partita?”

“Dove hai messo le tue scarpe preferite?”

E la risposta che spesso ricevo è Non lo so. Mi piace molto analizzare la mentalità infantile e trovo che ci sia del grandioso nell’ingenuità e nell’incoscienza dei bambini. Capitano, per esempio, delle situazioni in cui mi agito perché siamo in ritardo o dimentichiamo qualcosa e poi vedo loro che, con tutta la semplicità e la calma del mondo, mi rispondono Non lo so. Con facilità massima e senza alcuna preoccupazione. A volte è deleterio, lo ammetto, ma la maggior parte delle volte lo prendo come un calmante.

Crescere è difficile, lo vedo in Arianna che inizia con le sue prime cotte disperandosi e urlando fuori dal balcone. A volte mi ripete che “essere piccoli fa schifo” o che vorrebbe essere grande come me e non avere certi problemi. Ci guardiamo e le rispondo spesso che quando si cresce poi si rimpiange tutto dell’essere piccoli.

È così, almeno per quello che posso constatare adesso. Ho venticinque anni e vorrei ritornare ad avere quell’ingenuità bellissima e leggera a volte… ma non si torna indietro. Però, da quando faccio questo lavoro, mi è capitato di riuscire a tornare indietro e sentirmi piccola con loro. A volte ne sento la necessità e, se mai vi steste chiedendo se mi faccia o meno bene… la mia risposta è: Non lo so, ma sono contenta così e penso che questo sia proprio il bello di fare questo tipo di lavoro.

Alla fine è un crescere insieme e realizzare ogni giorno di non essere ancora cresciuta abbastanza…

 

Nina

 

 

Sfigata?

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Ciao WordPress, eccomi di nuovo a scrivere. Una settimana fa vi ho raccontato un po’ del mio passato e di come io mi senta cambiata col tempo ( Lasciatemi fiorire! ) mentre oggi vi parlo di un qualcosa che non è mai mutato in me, di una mia passione e caratteristica ma soprattutto di come questa sia vista dall’esterno. Continua a leggere “Sfigata?”

Lasciatemi fiorire!

IMG_2389.JPGCiao WordPress!

Il 2019 mi riporta qui, un po’ inaspettatamente e parecchio volontariamente.

Facciamo un breve ripasso: sono Martina, ho venticinque anni, i capelli lunghi e biondi, il lato B prosperoso e… “Aspetta, ma non hai il reggiseno?”

Fermiamoci qui con la descrizione, basta e avanza per capire ciò che voglio trasmettere oggi.

Questo che sto vivendo è un periodo sereno e leggero e mi sento molto bene anche con il mio corpo. Qui sta il punto: sentirsi bene col proprio corpo. Ma, per affrontare questo discorso, torniamo indietro nel tempo… Continua a leggere “Lasciatemi fiorire!”

#WeAreInPuglia

Ciao WordPress!

A estate finita, vi racconto una parte del mio viaggio in Puglia tra trulli, pasticciotti e un’Opel Adam da far invidia a tutti.

Dunque, io e la mia compagna di viaggio decidiamo di partire quando solitamente nessuno decide di partire: il 16 agosto. Stranamente l’aereo non era nemmeno pieno, perfetto. Una volta in Puglia, decidiamo di noleggiare un’Opel Adam. Carina, per carità, ma quanto abbiamo rischiato senza i sensori di parcheggio.

La nostra prima tappa è Monopoli, cittadina sul mare caratterizzata da case e vicoli bianchi come la maggior parte delle cittadine pugliesi. Ma, tornando alle cose simpatiche, ciò che più ci ha segnato di questa città non è stato il suo mare e nemmeno il suo gelato artigianale ma… l’appartamento in cui siamo state. Vi è mai successo di prenotare su AirBnB una casa e non fare caso alla voce “bagno condiviso” ed esserne, poi, piacevolmentissimo sorpresi una volta sul posto? Ecco. Che poi, una volta entrate in camera, il fatto che non ci fosse il bagno non era un grande problema. È stato il momento della doccia a spaventarci: il bagno era in pessime condizioni, senza carta igienica e con una mosca galleggiante che ha deciso di fare la doccia insieme a me! Siamo rimaste in questa casa due notti e, per alcuni versi, non è stato comodo e facile. LEGGETE BENE I DETTAGLI DELLE DESCRIZIONI DEGLI APPARTAMENTI QUANDO PRENOTATE.       Detto ciò, Monopoli è molto carina ma il mare non particolarmente (almeno, nulla in confronto al Salento).

Polignano a mare, seconda e splendida tappa. Siamo state qui dal tramonto all’imbrunire insieme ad un paio di amici che ci hanno fatto da guida. Mi è piaciuta tantissimo, molto turistica e caotica ma unica. La cosa che più mi ha colpito di questo posto sono state le poesie scritte sulle pareti delle case. Guido il Flâneur, un signore originario di Bari ma residente a Polignano da oltre 30 anni, ha infatti riempito le mura, le porte e le scale di questa cittadina con estratti di poesie famose e di suoi scritti con lo scopo di riavvicinare i giovani alla letteratura e alla bellezza. Penso sia stata un’idea particolarissima e piena di originalità!

Terza tappa, Alberobello. Ci volevo andare da sempre, ed eccoci qua! Unica nel suo genere, abbiamo visitato il Trullo Sovrano e ci siamo incuriosite nel sapere come si costruivano queste particolari costruzioni coniche. Tutto molto interessante, a parte i cinquanta gradi all’ombra e i millemila turisti.

Locorotondo e Cisternino, quarta e quinta tappa. Due cittadine molto simili ma diverse, caratterizzate dal colore bianco. Qui ci ho lasciato il cuore, penso siano stati i miei luoghi preferiti di tutta la vacanza. Entrambi sono considerati due dei borghi più belli d’Italia e ci credo! C’era anche un’apparente tranquillità mentre passeggiavamo, le viette a tratti erano solo per noi. Ah, non dimentichiamoci del pasticciotto alla crema qui assaggiato. A chi non piace?

Sesta ed ultima tappa (per quanto riguarda la prima parte del viaggio), Ostuni. Caratterizzata da scale, scalini ed altre scale, bellissima e bianchissima. Simbolo della cittadina: i cactus.

E voi? Ci siete stati? Qualche bella avventura con AirBnB?

Questa, come anticipato, è solo la prima parte del viaggio. Nella seconda ci sposteremo nel il Salento alla ricerca di altri pasticciotti.

A presto,

Nina