Quel viaggio in America

Quel viaggio in America inizia, mentalmente, in una calda giornata di fine giugno. Mia cugina, mia sorella ed io ci ritroviamo un pomeriggio per parlare di voler andare lontano e, con l’aiuto di Google Maps, iniziamo a buttare giù qualche meta. “Andiamo in California? Sarebbe bellissimo e nessuna delle tre ci è mai stata” – propone Vitto. E la proposta di Vitto fu portata a termine.

Il mese seguente è stato un po’ incerto e pensieroso a livello psicologico. C’erano le vacanze di mezzo e non eravamo vicine per organizzare il tutto. Inizialmente, avevamo in mente di fare un giro molto più lungo passando anche da San Diego ma ci avrebbe preso tre settimane e non riuscivamo con i vari impegni. Ci siamo rivolte, infine, ad un’agenzia e insieme abbiamo tracciato il percorso definitivo. Il 14 settembre saremmo partite: San Francisco, Los Angeles, Las Vegas, Bryce Canyon, Lake Powell, Monument Valley e Grand Canyon!

Il nostro viaggio inizia alle 6,20 AM di giovedì 14 settembre 2017. Partiamo da Caselle con arrivo all’aeroporto di Amsterdam verso le 10 di mattina. Io intanto scatto una foto dell’alba dal finestrino (volevo stare per forza seduta su quel sedile). Mozzafiato…


Ripartiamo da Amsterdam e arriviamo, dopo circa otto ore, a San Francisco. Ma lasciatemi deliziarvi con la cena servita in aereo, e prestate attenzione anche alla “bottiglietta” d’acqua.


Dicevo, arriviamo a San Francisco. Continuo a non rendermene conto e chiedo insistentemente a mia sorella, in fase di atterraggio, di darmi dei pizzicotti per realizzare. Ero davvero arrivata in America!

La nostra permanenza in questa città inizia in modo particolarmente eccitante: tardiamo a trovare l’autista di Uber per portarci in hotel, quest’ultimo indispettito se ne va senza di noi e mi scalano, così, 5 dollari dal credito telefonico. Avevamo poi problemi con il Wi-Fi, sembravamo ubriache ad uscire ed entrare continuamente in aeroporto per collegarci. Prese dall’agitazione, ci riprendiamo immediatamente dal Jet-Leg!

I giorni seguenti sono stati molto intensi e ogni giorno abbiamo visitato qualcosa di unico e particolare. San Francisco, a mio parere, è una bella città ma molto varia. I quartieri residenziali come Alamo Square o Haight and Ashbury hanno uno stile come londinese, con casette tutte simili e colorate. Poi c’è la metropoli, con Union Square e Powell St. Cable Car (i famosi tram!). Ci siamo poi avventurate per la Lombard Street, la famosa strada “a curve” in punta a una salita notevole percorribile in automobile. Ovviamente, non avevamo ancora la macchina e abbiamo avuto la splendida idea di inoltrarci verso la scalata dopo un leggerissimo pranzo da Bubba Gump al Pier 39. Non è stato semplice…ma non è neppure stato facile dire di no a quel pesce fritto.


Abbiamo poi visitato la prigione di Alcatraz, molto interessante. Ho un po’ il gusto del macabro, quindi quel posto faceva per me. Alla fine della visita, nel bookshop, abbiamo avuto anche la fortuna di incontrare personalmente un ex detenuto, non me lo aspettavo!

La cosa che più mi è piaciuta di questa città, però, è stata il Golden Gate Bridge visto da Baker Beach. Siamo arrivati con Uber fino alla spiaggia e sono rimasta senza fiato. Sabbia bianca, onde quasi silenziose e in lontananza il famoso ponte. Mi è piaciuto anche notare come cambiava il paesaggio a mano a mano che ci si spostava. Siamo passate dalla metropoli alla natura incontaminata nel giro di venti minuti.


Il 18 settembre inizia davvero il nostro viaggio con il noleggio dell’auto. Ci rechiamo al punto Alamo vicino all’aeroporto e preparatevi a ridere. Intanto, sembrava di essere in aeroporto dalla gente che c’era. Finiamo con tutta la documentazione e ci rechiamo nel garage dove avremmo preso la nostra macchina. Convinte che ci fosse un addetto che ci mostrasse la macchina e i suoi funzionamenti particolari, attendiamo il nostro turno. Ad accoglierci una ragazza che con voce tranquilla e spensierata e alla nostra domanda: “Quale auto prendiamo?”, ci risponde: “Vedete quella fila lì? Ecco, potete scegliere quella che volete”. Detto così non sembra nemmeno troppo divertente, ma siamo scoppiate in una risata isterica. “Quella fila lì” comprendeva almeno trenta macchine tra cui circa venti Van da otto posti l’uno. Tutte le auto erano aperte con la propria chiave già inserita e bastava sedersi e partire. Io, ingenua e convinta che mi avrebbero spiegato anche come funzionasse il cambio automatico…

Partiamo, ansia iniziale da autostrada da sei corsie. Bene ma non benissimo. Mi sono abituata in fretta e il navigatore ci è sempre stato accanto. Arriviamo a San Luis Obispo, tappa scelta all’ultimo perchè di passaggio. Bellissima cittadina verde e tranquilla.

Ripartiamo il giorno seguente e arriviamo a Los Angeles. Città caotica, rumorosa ma simbolo, per la mia infanzia e adolescenza, della California. Rimaniamo bloccate due ore nel traffico a Santa Monica ma un tramonto rosato su Beverly Hills ci fa compagnia. Ci fermiamo in questa città per tre giorni, tempo di vedere quasi tutto. Il Griffith Observatory mi è piaciuto molto, da lì si può notare la scritta Hollywood sulla collina ed è stato bello ammirare L.A. dall’alto con sottofondo la canzone City of Angels dei Thirty Seconds to Mars. Ma il luogo che mi ha colpito di più e che secondo me rappresenta la California come ce la immaginiamo e sogniamo è Venice Beach, la costa di L.A. Spiagge immense, chitarristi, tramonto, skaters e un’invitante “pizza pepperoni”…



Il 22 settembre ci rimettiamo in viaggio, questa volta verso Las Vegas. Arriviamo nel tardo pomeriggio quando la città è ancora in fase di risveglio. Città dalle mille sorprese, la cosiddetta “Sin city”, imprevedibile e terribilmente vivace. Passeggiamo sul Las Vegas Blv e rimango ammaliata dalle mille luci. Inoltre, mi stupisco della mancanza di marciapiedi: per percorrere un rettilineo ci sono le scale mobili che collegano i centri commerciali e i rispettivi casinò. Si vive praticamente solo all’interno, attenzione all’aria condizionata! A mio parere, Las Vegas si può “visitare” anche solo in un giorno come abbiamo fatto noi. Lo spettacolo delle fontane del casinò Bellagio però mi ha divertito molto e si respirava una bella atmosfera.


Il giorno seguente ripartiamo ma… improvvisamente si accende una spia nella nostra macchina. Avevamo bucato una ruota e un chiodo si era conficcato all’interno di essa. Fortunatamente eravamo ancora in città quando ce ne siamo accorte e siamo andate subito da un meccanico. Questa esperienza mi ha fatto sentire un po’ più responsabile.

Il 23 settembre arriviamo nel Bryce Canyon. Tutte e tre aspettavamo con ansia la seconda parte del viaggio, quella dei parchi. Scandalizzate dalla temperatura, minima di tre gradi e massima forse di dieci (con qualche fiocco di neve nella notte), iniziamo il tour del parco. Meraviglioso era dir poco, le rocce rosse al calar del sole contrastavano in un maniera bellissima con la natura selvaggia e il cielo azzurro e poco nuvoloso. Chiudevo gli occhi pensando a dove mi trovassi, li riaprivo dopo qualche attimo e solo così realizzavo davvero dove mi stessi trovando…


Partiamo per Page il 24, con l’intenzione di visitare qui Lake Powell, Antelope Canyon e Horseshoe Bend. Come cittadina, Page è tranquilla come San Luis Obispo. Entrambi sono i classici paesi di passaggio quando si è in viaggio. Arriviamo al lago, enorme e di un azzurro che ti accieca quasi! Arrivate in un punto panoramico, ci prendiamo una mezz’oretta per rilassarci e sdraiarci ad ammirarlo. È stato un momento molto intenso dove mi sono sentita bene e nel posto giusto al momento giusto.


La mattina successiva sveglia all’alba per visitare Antelope Canyon, un canyon sotterraneo famoso per i suoi effetti di luce. Ci siamo calate al suo interno tramite minuscole e strette scalette e la nostra guida, che sembrava fattissima, ci ha illustrato i punti più particolari, alcuni dei quali paragonabili ad animali. È stato qualcosa di indescrivibile, le diverse sfumature di colore creavano un’atmosfera davvero unica!


Ma il panorama più incantevole che abbia mai visto è stato quello di Horseshoe Bend. Davvero, non ho mai visto nulla di così bello. Si tratta di un meandro del fiume Colorado in Arizona. Il colore verde del fiume e quello rosso della roccia creavano una magia senza eguali. Mi ha lasciato senza parole e ho di nuovo chiuso gli occhi per un momento per realizzare quello che avevo davanti a me. É stato fantastico.


Il 26 settembre arriviamo a Kayenta, una piccola cittadina di soli indiani. Si respirava proprio l’aria del far west, con quelle casette basse e piccole bancarelle di gioielli fatti a mano dagli abitanti locali. La mattina abbiamo fatto una tappa a Mexican Hut, un paesino dove la cosa più grande che c’era era un benzinaio. Qui percorriamo una delle strade più significative dello Utah, la Highway 12 dove, in lontananza, si poteva ammirare la meraviglia delle meraviglie: la Monument Valley.


Ecco, il nostro tour continua nel parco della Monument. La nostra macchina si riempie immediatamente di polvere rossa e non vediamo quasi più nulla. È bellissimo come sia tutto rimasto “selvaggio”, infatti qui le strade sono sterrate (non vi dico che ansia che avevamo di rovinare l’auto!). Lo spettacolo davanti a noi è pazzesco…


Il nostro viaggio sta volgendo al termine e il 27 settembre partiamo per il Grand Canyon. Entriamo nel parco e rimaniamo sorprese dalla sua grandezza: all’interno c’erano ristoranti, supermercati e hotel. Facciamo un giro molto veloce ma, successivamente, ha iniziato a piovere e, scoraggiate, siamo tornate in hotel. Decidiamo di uscire nel tardo pomeriggio, e aggiungerei: meno male. Assistiamo, così, ad un tramonto paradisiaco: le nuvole rosa che si riflettevano nel Colorado river. Ogni giorno non avevo più parole.


Dopo aver visto così tanto e così tanto-e-bello, ci è toccato ritornare alla base. Il 28 settembre abbiamo fatto una piccola e ultima tappa a Las Vegas prima di imbarcarci all’alba del giorno seguente per ritornare a casa.

Che dire, è stato un viaggio meraviglioso. Abbiamo visto tantissimo, ci siamo divertite e ci siamo godute ogni singolo istante. È stato anche un voler mettersi alla prova, abbiamo guidato per circa 1500 km con cambio automatico in luoghi a noi totalmente sconosciuti con regole della strada diverse da quelle italiane. L’adrenalina non ci è mai mancata, ce la siamo cavata e mi sono sentita un po’ più responsabile.

Auguro a tutti di intraprendere un’avventura così, a prescindere dalla West Coast che consiglio a tutti.

Viaggiate, mettetevi alla prova, fotografate, sorridete, non abbiate paura del “diverso” ma soprattutto del “lontano“.

Nina

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“Ciao Marti, buonanotte”

Come ormai saprete, amo la notte. E stasera ho anche capito di amare i saluti della buonanotte. 

“Ciao Marti, buonanotte”, mia sorella ha appena esclamato. Un congedo come se si partisse per un viaggio, uno un po’ più particolare dei soliti. La notte è un viaggio paradisiaco, tra sogni e incubi, passato e presente. È bene dare la buonanotte sempre, e pensare che non può che essere bella se è stata lei ad avermela augurarata.

Fate buon viaggio anche voi, 

Nina

Meta e Metà

A volte un accento fa la differenza in una parola, ma spesso due omonimi hanno un grande significato, indipendentemente da come siano scritti.

Vi parlo di mia sorella, Vittoria. Abbiamo solo un anno e mezzo di differenza, quasi coetanee. Lei è biondissima rispetto a me (sì, ho grande nostalgia dei miei vecchi capelli) ed è buona, tanto. Amante della vita, della sua età, è sempre stata più pazzerella di me. Prende la vita con leggerezza, senza pensare troppo al domani. “Dai Vitto, è tardi andiamo”. “Dai Marti, non fare la nonna”. Ecco, non servono altri esempi. 

Per chi possiede una sorella (o un fratello), forse riuscirà a capirmi meglio, oppure no. Essendo quella maggiore, ho da sempre avuto quella propensione al proteggerla e alla sua sicurezza (a volte la prendo ancora per mano quando attraversiamo la strada). Ci sono sere, però, che è lei ad essere più grande di me. È lei che, con i suoi consigli e con le sue parole dette non a caso, mi fa strada e mi da una “dritta” sulla mia vita. È come se sentisse suoi, a volte, i miei i miei stati d’animo e i miei obiettivi da raggiungere. Lei è la mia meta

Abbiamo tante cose in comune, come quella cosa dell’ascoltare musica indie mangiando il cioccolato alle dieci di sera aggrovigliate sul divano. È uno spasso. Mi capita, poi, di passare intere giornate fuori casa e arrivare tardi la sera e di non trovarla. La cerco, e ho bisogno di lei. Penso che, oltre ad essere la mia meta, sia anche la mia metà

Auguro a tutti voi di avere una sorella, o un’amica da reputare come tale. 

Nina