“Non lo so”

boh

Eccomi di nuovo, WordPress! Oggi vorrei riflettere su una tematica che non so ben definire ma che proverò a spiegarvi con parole semplici.

Dunque, è da qualche mese che sto lavorando come babysitter a tempo (quasi) pieno, seguo due bambine di dodici e otto anni tutti i giorni e con loro facciamo compiti, giochiamo, insomma… le solite cose. È un’occupazione parecchio impegnativa, contando il fatto che sono due e che una è nel pieno dell’adolescenza (sono più le volte che piange che quelle in cui mi fa un sorriso).

Arianna, la più grande, mi conosce di più perché già lo scorso anno l’aiutavo coi compiti e tra noi c’è una sintonia che si può definire come fraterna. Siamo complici in molte situazioni, è molto affettuosa e per una come me che non riesce ad abbracciare nemmeno un peluche… serve molto.

Seda, la piccola, è dolcissima e ormai mi ha presa come sua compagna di gioco per eccellenza. Se rifiuto di giocare a basket con lei… apriti cielo. Ci stiamo ancora conoscendo, sto cercando di scoprire cosa le piace di più e come intrattenerla senza pensare sempre al basket, la sua passione.

La mia riflessione di cui voglio rendervi partecipi oggi verte sulla risposta che ricevo maggiormente dalle bambine ogni giorno quando chiedo loro qualcosa: Non lo so. 

Ecco, il Non lo so a volte, per una venticinquenne quale sono, è bellissimo. Spiego meglio… Mi capita spesso di fargli domande banali tipo:

“A che ora inizia la partita?”

“Dove hai messo le tue scarpe preferite?”

E la risposta che spesso ricevo è Non lo so. Mi piace molto analizzare la mentalità infantile e trovo che ci sia del grandioso nell’ingenuità e nell’incoscienza dei bambini. Capitano, per esempio, delle situazioni in cui mi agito perché siamo in ritardo o dimentichiamo qualcosa e poi vedo loro che, con tutta la semplicità e la calma del mondo, mi rispondono Non lo so. Con facilità massima e senza alcuna preoccupazione. A volte è deleterio, lo ammetto, ma la maggior parte delle volte lo prendo come un calmante.

Crescere è difficile, lo vedo in Arianna che inizia con le sue prime cotte disperandosi e urlando fuori dal balcone. A volte mi ripete che “essere piccoli fa schifo” o che vorrebbe essere grande come me e non avere certi problemi. Ci guardiamo e le rispondo spesso che quando si cresce poi si rimpiange tutto dell’essere piccoli.

È così, almeno per quello che posso constatare adesso. Ho venticinque anni e vorrei ritornare ad avere quell’ingenuità bellissima e leggera a volte… ma non si torna indietro. Però, da quando faccio questo lavoro, mi è capitato di riuscire a tornare indietro e sentirmi piccola con loro. A volte ne sento la necessità e, se mai vi steste chiedendo se mi faccia o meno bene… la mia risposta è: Non lo so, ma sono contenta così e penso che questo sia proprio il bello di fare questo tipo di lavoro.

Alla fine è un crescere insieme e realizzare ogni giorno di non essere ancora cresciuta abbastanza…

 

Nina

 

 

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Sbagliare a…?

Ho ventitré anni, sto studiando Lingue e Letterature straniere all’Università di Torino e sono al primo anno di magistrale. Ho stretto grandi amicizie, ho imparato diversi accenti italiani grazie a tutte le persone che ho conosciuto e mi piace quello che sto studiando. Fin qui tutto bene. C’è, però, un avverbio di tempo che mi perseguita… e DOPO?

Ecco, da qui non tutto benissimo. Ogni volta che la gente mi chiede: ‘E dopo cosa farai?’ mi sale l’angoscia. Lo so, dipende tutto da me e dalla mia volontà. Di carattere, sono motivata principalmente per le cose ‘stupide’ in cui credo e che voglio realizzare, per le cose serie che ne valgono del mio futuro ho sempre avuto bisogno di una spintarella da parte di qualcuno.

C’è una canzone di uno dei miei gruppi preferiti del momento, i Thegiornalisti, che dice:

“Magari forse un giorno arriverà qualcuno che mi dica cosa fare, qualcuno che sa già come si fa”. 

Questa è la spintarella di cui parlo. Mi sembra che abbia perennemente bisogno di una motivazione che arrivi dall’esterno. Da sola non sono capace? Mi interrogo… Sicuramente, l’avere qualcuno che sproni penso faccia sempre bene… però non deve diventarne una necessità per andare avanti.

La canzone in questione, Sbagliare a vivere (viva la positività), continua così:

“Continuo a vivere come mi va, sbagliare a vivere mi piace un sacco, se vuoi ti spiego io come si fa”.

A volte ho paura. Al momento sto vivendo come mi va, senza pensare troppo al ‘e DOPO?’ ma non so quanto questo possa essere producente dal momento in cui mi manca solo più un anno alla laurea. Sbagliare a vivere è, di certo, una frase esagerata per la mia situazione, però mi fa riflettere questo testo…

Starò forse sbagliando nel fare affidamento su qualcuno che mi sproni continuamente?

Ho bisogno di qualche vostro parere,

Nina