“Just me, thank you!”

Ciao WordPress!

Stasera voglio raccontarvi com’è stata la mia esperienza nel viaggiare completamente da sola.

La sera di Natale decido, dopo aver parlato con un’amica sulla questione “Ti sei mai sentita davvero sola?”, di prenotare il mio primo viaggio in solitaria. Destinazione Vienna. Forse decido di prenotarlo proprio per trovare una risposta a quella domanda…

Dopo un mesetto arriva il momento di partire ed io la sera prima ero in grande ansia. Non l’ho fatto vedere a nessuno, specialmente a mia madre. Le domande che più mi affliggevano erano: “Riuscirò a fare tutto da sola?” o “Mi sentirò strana mentre cenerò da sola?”. Ma parto, finalmente.

La prima cosa “diversa”, se così si può definire, è stata andare in bagno da sola con la valigia. “E ora come faccio? Se me la porto dentro, di certo non riuscirò a chiudere la porta…”. Ecco, invece c’è stata e sono riuscita ad appendere anche la giacca.

Sono arrivata a Vienna, ho iniziato a visitare la città. Da sola, mi sono gestita io gli orari e i luoghi da vedere senza dover stare lì a chiedere all’altro: “Ora che vuoi fare?”. Ho fatto quello che volevo e mi sentivo così spensierata e libera. Una bellissima sensazione.

Ho cenato la prima sera in un posto molto rinomato. L’ansia pre-partenza del cenare senza nessuno è svanita appena mi sono seduta al tavolo. Qui, però, apro una parentesi. Ho notato (e questo che sto per scrivere potrebbe sembrare superficiale o banale) che i social mi sono serviti parecchio e mi hanno fatto molta compagnia negli orari pasto. È stato inevitabile, era come cenare con un amico virtuale. Poi, ho voluto provare a non usarli per qualche minuto mentre mangiavo e mi sono proprio resa conto di una cosa: era strano non “distrarsi” con qualcosa in quei momenti, era come se mi sentissi più osservata nel momento in cui non li usavo.

Una cosa molto positiva che ho poi notato è stata constatare quanti vantaggi si abbiano nel fare le cose da sola. Per esempio, Vienna è famosa per i bar con le magnifiche sacher. Ecco, in ogni locale c’era coda per sedersi. Mi è bastato dire al cameriere: “Just me, thank you” che mi ha fatta accomodare immediatamente. F i g a t a.

Un giorno, invece, mi sono sentita un po’ in difficoltà perché mi si era scaricato il telefono e mi sono sentita persa. “E ora come ci arrivo lì?” “Come si chiamava quel posto?”. Panico. Poi sono riuscita a ricaricarlo e tutto si è risolto. Fatta anche questa.

La vacanza è andata molto bene e me la sono cavata egregiamente, sono fiera di me. Penso che finché non si prova, non si può mai sapere. Alla fine, lo avete capito anche voi leggendo questo mio articolo, le ansie erano solo nella mia testa. Quando siamo da soli, scatta in noi un grande istinto di sopravvivenza che ci mostra la nostra grandissima forza e capacità di risolvere ogni tipo di problema. Basta avere il coraggio di provarci.

Vi consiglio vivamente, se non lo avete ancora fatto, di provare a fare un viaggio in solitaria. O anche solo una cena. Ah, e per rispondere, infine, alla domanda iniziale: “Ti sei mai sentita davvero sola?” posso oggi rispondere che no, non mi sono sentita sola perché ho imparato ad apprezzare la mia unica compagnia ed è stato bellissimo.

E voi? Avete mai viaggiato “just you”?

Nina

La meraviglia di meravigliarsi

Ciao WordPress!

Questa sera sono qui per chiacchierare un po’ ed esporvi una questione:

          “Siamo ancora in grado di meravigliarci di qualcosa nell’epoca in cui viviamo?” 

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Abbondanza

Questo, più che un articolo, vuole essere una riflessione: l’abbondanza.

Vi è mai capitato di comprare due shampoo o due casse d’acqua perché “Meglio averne uno in più così sto più tranquilla”? Ecco, questa è la tematica del giorno.

Lavoro in una casa dove regna il “troppo” e ogni giorno cerco di capirne il perché. La cucina, per esempio, è la chiara dimostrazione di ciò che voglio intendere…

Ogni giorno, quando cucino qualcosa, cerco sempre di non inciampare nelle mille bottiglie d’acqua per terra o di far sì che non mi crolli qualcosa in testa aprendo gli armadietti. Per non parlare delle presine, ce ne saranno almeno una decina tutte in bella vista.

Spostandomi in altri ambienti della casa, la situazione non cambia molto…

Qui sta la mia riflessione: perché? Perché voler accumulare tanti oggetti uguali e nemmeno tenerli in ordine in armadi o altro? Non capisco cosa ci sia alla base di questo tipo di atteggiamento. Forse l’insicurezza e la paura, appunto, di non averne abbastanza? Potrebbe, invece, essere solo questione di comodità? Non lo so, di solito dicono che chi tende ad accumulare è perché deve colmare mancanze ma qui non capisco.

In attesa di una risposta, spero di arrivare viva in camera senza inciampare in due tappeti, tre bottiglie d’acqua e cinque paia di scarpe.

Nina

“Non lo so”

boh

Eccomi di nuovo, WordPress! Oggi vorrei riflettere su una tematica che non so ben definire ma che proverò a spiegarvi con parole semplici.

Dunque, è da qualche mese che sto lavorando come babysitter a tempo (quasi) pieno, seguo due bambine di dodici e otto anni tutti i giorni e con loro facciamo compiti, giochiamo, insomma… le solite cose. È un’occupazione parecchio impegnativa, contando il fatto che sono due e che una è nel pieno dell’adolescenza (sono più le volte che piange che quelle in cui mi fa un sorriso).

Arianna, la più grande, mi conosce di più perché già lo scorso anno l’aiutavo coi compiti e tra noi c’è una sintonia che si può definire come fraterna. Siamo complici in molte situazioni, è molto affettuosa e per una come me che non riesce ad abbracciare nemmeno un peluche… serve molto.

Seda, la piccola, è dolcissima e ormai mi ha presa come sua compagna di gioco per eccellenza. Se rifiuto di giocare a basket con lei… apriti cielo. Ci stiamo ancora conoscendo, sto cercando di scoprire cosa le piace di più e come intrattenerla senza pensare sempre al basket, la sua passione.

La mia riflessione di cui voglio rendervi partecipi oggi verte sulla risposta che ricevo maggiormente dalle bambine ogni giorno quando chiedo loro qualcosa: Non lo so. 

Ecco, il Non lo so a volte, per una venticinquenne quale sono, è bellissimo. Spiego meglio… Mi capita spesso di fargli domande banali tipo:

“A che ora inizia la partita?”

“Dove hai messo le tue scarpe preferite?”

E la risposta che spesso ricevo è Non lo so. Mi piace molto analizzare la mentalità infantile e trovo che ci sia del grandioso nell’ingenuità e nell’incoscienza dei bambini. Capitano, per esempio, delle situazioni in cui mi agito perché siamo in ritardo o dimentichiamo qualcosa e poi vedo loro che, con tutta la semplicità e la calma del mondo, mi rispondono Non lo so. Con facilità massima e senza alcuna preoccupazione. A volte è deleterio, lo ammetto, ma la maggior parte delle volte lo prendo come un calmante.

Crescere è difficile, lo vedo in Arianna che inizia con le sue prime cotte disperandosi e urlando fuori dal balcone. A volte mi ripete che “essere piccoli fa schifo” o che vorrebbe essere grande come me e non avere certi problemi. Ci guardiamo e le rispondo spesso che quando si cresce poi si rimpiange tutto dell’essere piccoli.

È così, almeno per quello che posso constatare adesso. Ho venticinque anni e vorrei ritornare ad avere quell’ingenuità bellissima e leggera a volte… ma non si torna indietro. Però, da quando faccio questo lavoro, mi è capitato di riuscire a tornare indietro e sentirmi piccola con loro. A volte ne sento la necessità e, se mai vi steste chiedendo se mi faccia o meno bene… la mia risposta è: Non lo so, ma sono contenta così e penso che questo sia proprio il bello di fare questo tipo di lavoro.

Alla fine è un crescere insieme e realizzare ogni giorno di non essere ancora cresciuta abbastanza…

 

Nina

 

 

Lasciatemi fiorire!

IMG_2389.JPGCiao WordPress!

Il 2019 mi riporta qui, un po’ inaspettatamente e parecchio volontariamente.

Facciamo un breve ripasso: sono Martina, ho venticinque anni, i capelli lunghi e biondi, il lato B prosperoso e… “Aspetta, ma non hai il reggiseno?”

Fermiamoci qui con la descrizione, basta e avanza per capire ciò che voglio trasmettere oggi.

Questo che sto vivendo è un periodo sereno e leggero e mi sento molto bene anche con il mio corpo. Qui sta il punto: sentirsi bene col proprio corpo. Ma, per affrontare questo discorso, torniamo indietro nel tempo… Continua a leggere “Lasciatemi fiorire!”

Sotto il sole


Sotto il sole, ma soprattutto sotto l’ombrellone, ci sono viaggi da pianificare. 

Sto per intraprendere uno dei viaggi che più ho desiderato da quando sono piccola, ma non posso ancora crederci. Solo leggendo la guida, quando vedo scritto Grand Canyon o Los Angeles sobbalzo e non ci credo. 

Sarò a capo dell’organizzazione, e la cosa che temo di più è la macchina con il cambio automatico ma sopratutto il fatto che dovrò guidare in carreggiate da otto corsie. Mi stanno aspettando 3000km ma sarà meraviglioso. 

Il viaggio comincia da San Francisco, per poi proseguire lungo la costa fino a Los Angeles. Successivamente Las Vegas, Bryce Canyon, Page, Monument Valley e Gran Canyon con ritorno su Las Vegas. 

Sapete darmi dei consigli, nel caso foste già stati? Abbiamo una notte libera ancora da decidere tra San Francisco e Los Angeles lungo la costa. Ogni commento è buon accetto. 

Nina 

Piove


Piove. Ed è domenica, che accoppiata vincente. 

Ascolto musica lenta mentre sento la pioggia cadere e sbattere sui vetri della mia finestra. È estate, ma oggi non c’è il sole. 

Mi affaccio, il cielo è di un grigio tenue con qualche sfumatura più scura sparsa qua e là. La strada è bagnata, e sembra di colore più scuro. Gli alberi si muovono e il loro verde è più acceso. Le panchine del parco si sono tinte di una tonalità più vivace. Insomma, tutto sta cambiando colore. 

Esco. È quasi sera. Sono nella piazza principale della mia città, piazza Vittorio Veneto. Mi fermo, scatto una fotografia e penso. Il contrasto tra il cielo e l’asfalto con i palazzi è incredibile. Giorno e notte, sole e luna. 

Ci sono solo poche e piccolissime macchie di colore, e sono le luci. Le luci calde degli appartamenti, che si tingono di diversi colori in base alle pareti. 

Non è straordinario riuscire a trovare (o anche solo immaginare) una luce nel buio più profondo? A volte fa così bene. 

Buona domenica, 

Nina 

Sbagliare a…?

Ho ventitré anni, sto studiando Lingue e Letterature straniere all’Università di Torino e sono al primo anno di magistrale. Ho stretto grandi amicizie, ho imparato diversi accenti italiani grazie a tutte le persone che ho conosciuto e mi piace quello che sto studiando. Fin qui tutto bene. C’è, però, un avverbio di tempo che mi perseguita… e DOPO?

Ecco, da qui non tutto benissimo. Ogni volta che la gente mi chiede: ‘E dopo cosa farai?’ mi sale l’angoscia. Lo so, dipende tutto da me e dalla mia volontà. Di carattere, sono motivata principalmente per le cose ‘stupide’ in cui credo e che voglio realizzare, per le cose serie che ne valgono del mio futuro ho sempre avuto bisogno di una spintarella da parte di qualcuno.

C’è una canzone di uno dei miei gruppi preferiti del momento, i Thegiornalisti, che dice:

“Magari forse un giorno arriverà qualcuno che mi dica cosa fare, qualcuno che sa già come si fa”. 

Questa è la spintarella di cui parlo. Mi sembra che abbia perennemente bisogno di una motivazione che arrivi dall’esterno. Da sola non sono capace? Mi interrogo… Sicuramente, l’avere qualcuno che sproni penso faccia sempre bene… però non deve diventarne una necessità per andare avanti.

La canzone in questione, Sbagliare a vivere (viva la positività), continua così:

“Continuo a vivere come mi va, sbagliare a vivere mi piace un sacco, se vuoi ti spiego io come si fa”.

A volte ho paura. Al momento sto vivendo come mi va, senza pensare troppo al ‘e DOPO?’ ma non so quanto questo possa essere producente dal momento in cui mi manca solo più un anno alla laurea. Sbagliare a vivere è, di certo, una frase esagerata per la mia situazione, però mi fa riflettere questo testo…

Starò forse sbagliando nel fare affidamento su qualcuno che mi sproni continuamente?

Ho bisogno di qualche vostro parere,

Nina