Arancini o Arancine?

Oggi vi racconto il viaggio più breve che io abbia mai fatto, durato poco più di 36 ore:

Palermo.

Un pomeriggio d’inverno, prese dal costante “Dove andiamo?”, io e la mia ormai compagna di viaggio Ilaria abbiamo prenotato.

Siamo partite il 27 aprile in serata (ho subito pensato: “Che bello viaggiare in aereo di notte, almeno al decollo e all’atterraggio si spengono le luci”). Arrivate a Palermo, ci viene a prendere il signore che ci ha affittato l’appartamento. “Ragazze, vedrete che Palermo è un gioiello. Non se ne parla molto ma a noi piace davvero tanto.”

Nonostante fosse notte, presa dalla curiosità, dimentico di avere il cellulare e mi imbambolo a guadare fuori dal finestrino. La nostra prima sosta è stata quella davanti al memoriale all’altezza di Capaci dove fu ucciso Falcone, toccante.

Arrivate in città, nonostante fosse l’1 di notte, ci inoltriamo nella movida. “Mangiamo?” “Mangiamo!”. Ordino un cannolo scomposto: solo quando me lo hanno servito ho capito perché si chiamasse così.

Il giorno dopo tour de force: abbiamo camminato 18.5 km e abbiamo visitato quasi tutta la città. Partendo dai teatri più importanti, il Politeama e il Massimo. Abbiamo visitato all’interno solo il secondo, molto bello. In una sala c’era un gioco di suoni particolarissimo!

La cattedrale è stata la cosa che mi è piaciuta di più, maestosa e imponente. Abbiamo avuto anche la fortuna di incontrare dei ragazzi del liceo classico che ci hanno fatto da guida. Una bella iniziativa scolastica!

Poi i mercati, che bellezza. Ci siamo inoltrate nella Palermo ‘vecchia’, caratterizzata da tante viette strette piene di gente e di motorini. Adoro questi luoghi tipici, quasi incontaminati, pieni di colori e odori unici. Ballarò e Capo.

Camminando senza sosta, siamo finite a visitare anche una chiesa particolarissima, quella di Santa Maria dello Spasimo. È una chiesa senza tetto, a cielo aperto e all’interno si può ammirare un albero. Molto suggestiva! (Per scattare questa foto mi sono seduta su un letto di spine…suggestivo anche quello).

Mi sono poi fatta riprendere da un carabiniere alla fontana Pretoria perchè per un secondo mi sono seduta sul muretto. A parte questo, la fontana si erge in tutto il suo splendore. È circondata da molte statue che la rendono affascinantissima!

Il giorno dopo siamo andate a Mondello, località balneare di Palermo suggeritaci da molti. Pienissima di gente ma era anche domenica. Il mare era favoloso, peccato per la temperatura. Ci avevano consigliato di mangiare qui il pesce ma non lo abbiamo trovato poi così buono (forse abbiamo sbagliato noi). Non ho trovato particolare nemmeno il gelato di produzione artigianale (consigliato dal web). Cibo buonissimo…dov’eri finito?

Siamo poi ritornate a Palermo e ci siamo prese un caffè prima di ripartire. Che bello quando ti portano, senza che tu lo richieda, il bicchiere d’acqua (e pure gratis!). Il nostro viaggio si è poi concluso con l’acquisto di cassate e cannoli da portarci al norde. Alle 23 siamo arrivate a Milano, io ustionata come poche.

Infine, Palermo è una bellissima città ma penso di averla vissuta in troppo poco tempo da aver fatto tutto molto di fretta. Una cosa che però ho fatto con tutta la calma del mondo è stata quella di assaggiare le arancine palermitane… mi sono innamorata. Ne ho mangiata una con pistacchio e scamorza, unica! Vale tutto il viaggio. Ricordatevi però una cosa: arancinE e non arancinI (sono capaci di guardarvi malissimo se sbagliate).

A presto,

Nina

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Quel viaggio in America

Quel viaggio in America inizia, mentalmente, in una calda giornata di fine giugno. Mia cugina, mia sorella ed io ci ritroviamo un pomeriggio per parlare di voler andare lontano e, con l’aiuto di Google Maps, iniziamo a buttare giù qualche meta. “Andiamo in California? Sarebbe bellissimo e nessuna delle tre ci è mai stata” – propone Vitto. E la proposta di Vitto fu portata a termine.

Il mese seguente è stato un po’ incerto e pensieroso a livello psicologico. C’erano le vacanze di mezzo e non eravamo vicine per organizzare il tutto. Inizialmente, avevamo in mente di fare un giro molto più lungo passando anche da San Diego ma ci avrebbe preso tre settimane e non riuscivamo con i vari impegni. Ci siamo rivolte, infine, ad un’agenzia e insieme abbiamo tracciato il percorso definitivo. Il 14 settembre saremmo partite: San Francisco, Los Angeles, Las Vegas, Bryce Canyon, Lake Powell, Monument Valley e Grand Canyon!

Il nostro viaggio inizia alle 6,20 AM di giovedì 14 settembre 2017. Partiamo da Caselle con arrivo all’aeroporto di Amsterdam verso le 10 di mattina. Io intanto scatto una foto dell’alba dal finestrino (volevo stare per forza seduta su quel sedile). Mozzafiato…


Ripartiamo da Amsterdam e arriviamo, dopo circa otto ore, a San Francisco. Ma lasciatemi deliziarvi con la cena servita in aereo, e prestate attenzione anche alla “bottiglietta” d’acqua.


Dicevo, arriviamo a San Francisco. Continuo a non rendermene conto e chiedo insistentemente a mia sorella, in fase di atterraggio, di darmi dei pizzicotti per realizzare. Ero davvero arrivata in America!

La nostra permanenza in questa città inizia in modo particolarmente eccitante: tardiamo a trovare l’autista di Uber per portarci in hotel, quest’ultimo indispettito se ne va senza di noi e mi scalano, così, 5 dollari dal credito telefonico. Avevamo poi problemi con il Wi-Fi, sembravamo ubriache ad uscire ed entrare continuamente in aeroporto per collegarci. Prese dall’agitazione, ci riprendiamo immediatamente dal Jet-Leg!

I giorni seguenti sono stati molto intensi e ogni giorno abbiamo visitato qualcosa di unico e particolare. San Francisco, a mio parere, è una bella città ma molto varia. I quartieri residenziali come Alamo Square o Haight and Ashbury hanno uno stile come londinese, con casette tutte simili e colorate. Poi c’è la metropoli, con Union Square e Powell St. Cable Car (i famosi tram!). Ci siamo poi avventurate per la Lombard Street, la famosa strada “a curve” in punta a una salita notevole percorribile in automobile. Ovviamente, non avevamo ancora la macchina e abbiamo avuto la splendida idea di inoltrarci verso la scalata dopo un leggerissimo pranzo da Bubba Gump al Pier 39. Non è stato semplice…ma non è neppure stato facile dire di no a quel pesce fritto.


Abbiamo poi visitato la prigione di Alcatraz, molto interessante. Ho un po’ il gusto del macabro, quindi quel posto faceva per me. Alla fine della visita, nel bookshop, abbiamo avuto anche la fortuna di incontrare personalmente un ex detenuto, non me lo aspettavo!

La cosa che più mi è piaciuta di questa città, però, è stata il Golden Gate Bridge visto da Baker Beach. Siamo arrivati con Uber fino alla spiaggia e sono rimasta senza fiato. Sabbia bianca, onde quasi silenziose e in lontananza il famoso ponte. Mi è piaciuto anche notare come cambiava il paesaggio a mano a mano che ci si spostava. Siamo passate dalla metropoli alla natura incontaminata nel giro di venti minuti.


Il 18 settembre inizia davvero il nostro viaggio con il noleggio dell’auto. Ci rechiamo al punto Alamo vicino all’aeroporto e preparatevi a ridere. Intanto, sembrava di essere in aeroporto dalla gente che c’era. Finiamo con tutta la documentazione e ci rechiamo nel garage dove avremmo preso la nostra macchina. Convinte che ci fosse un addetto che ci mostrasse la macchina e i suoi funzionamenti particolari, attendiamo il nostro turno. Ad accoglierci una ragazza che con voce tranquilla e spensierata e alla nostra domanda: “Quale auto prendiamo?”, ci risponde: “Vedete quella fila lì? Ecco, potete scegliere quella che volete”. Detto così non sembra nemmeno troppo divertente, ma siamo scoppiate in una risata isterica. “Quella fila lì” comprendeva almeno trenta macchine tra cui circa venti Van da otto posti l’uno. Tutte le auto erano aperte con la propria chiave già inserita e bastava sedersi e partire. Io, ingenua e convinta che mi avrebbero spiegato anche come funzionasse il cambio automatico…

Partiamo, ansia iniziale da autostrada da sei corsie. Bene ma non benissimo. Mi sono abituata in fretta e il navigatore ci è sempre stato accanto. Arriviamo a San Luis Obispo, tappa scelta all’ultimo perchè di passaggio. Bellissima cittadina verde e tranquilla.

Ripartiamo il giorno seguente e arriviamo a Los Angeles. Città caotica, rumorosa ma simbolo, per la mia infanzia e adolescenza, della California. Rimaniamo bloccate due ore nel traffico a Santa Monica ma un tramonto rosato su Beverly Hills ci fa compagnia. Ci fermiamo in questa città per tre giorni, tempo di vedere quasi tutto. Il Griffith Observatory mi è piaciuto molto, da lì si può notare la scritta Hollywood sulla collina ed è stato bello ammirare L.A. dall’alto con sottofondo la canzone City of Angels dei Thirty Seconds to Mars. Ma il luogo che mi ha colpito di più e che secondo me rappresenta la California come ce la immaginiamo e sogniamo è Venice Beach, la costa di L.A. Spiagge immense, chitarristi, tramonto, skaters e un’invitante “pizza pepperoni”…



Il 22 settembre ci rimettiamo in viaggio, questa volta verso Las Vegas. Arriviamo nel tardo pomeriggio quando la città è ancora in fase di risveglio. Città dalle mille sorprese, la cosiddetta “Sin city”, imprevedibile e terribilmente vivace. Passeggiamo sul Las Vegas Blv e rimango ammaliata dalle mille luci. Inoltre, mi stupisco della mancanza di marciapiedi: per percorrere un rettilineo ci sono le scale mobili che collegano i centri commerciali e i rispettivi casinò. Si vive praticamente solo all’interno, attenzione all’aria condizionata! A mio parere, Las Vegas si può “visitare” anche solo in un giorno come abbiamo fatto noi. Lo spettacolo delle fontane del casinò Bellagio però mi ha divertito molto e si respirava una bella atmosfera.


Il giorno seguente ripartiamo ma… improvvisamente si accende una spia nella nostra macchina. Avevamo bucato una ruota e un chiodo si era conficcato all’interno di essa. Fortunatamente eravamo ancora in città quando ce ne siamo accorte e siamo andate subito da un meccanico. Questa esperienza mi ha fatto sentire un po’ più responsabile.

Il 23 settembre arriviamo nel Bryce Canyon. Tutte e tre aspettavamo con ansia la seconda parte del viaggio, quella dei parchi. Scandalizzate dalla temperatura, minima di tre gradi e massima forse di dieci (con qualche fiocco di neve nella notte), iniziamo il tour del parco. Meraviglioso era dir poco, le rocce rosse al calar del sole contrastavano in un maniera bellissima con la natura selvaggia e il cielo azzurro e poco nuvoloso. Chiudevo gli occhi pensando a dove mi trovassi, li riaprivo dopo qualche attimo e solo così realizzavo davvero dove mi stessi trovando…


Partiamo per Page il 24, con l’intenzione di visitare qui Lake Powell, Antelope Canyon e Horseshoe Bend. Come cittadina, Page è tranquilla come San Luis Obispo. Entrambi sono i classici paesi di passaggio quando si è in viaggio. Arriviamo al lago, enorme e di un azzurro che ti accieca quasi! Arrivate in un punto panoramico, ci prendiamo una mezz’oretta per rilassarci e sdraiarci ad ammirarlo. È stato un momento molto intenso dove mi sono sentita bene e nel posto giusto al momento giusto.


La mattina successiva sveglia all’alba per visitare Antelope Canyon, un canyon sotterraneo famoso per i suoi effetti di luce. Ci siamo calate al suo interno tramite minuscole e strette scalette e la nostra guida, che sembrava fattissima, ci ha illustrato i punti più particolari, alcuni dei quali paragonabili ad animali. È stato qualcosa di indescrivibile, le diverse sfumature di colore creavano un’atmosfera davvero unica!


Ma il panorama più incantevole che abbia mai visto è stato quello di Horseshoe Bend. Davvero, non ho mai visto nulla di così bello. Si tratta di un meandro del fiume Colorado in Arizona. Il colore verde del fiume e quello rosso della roccia creavano una magia senza eguali. Mi ha lasciato senza parole e ho di nuovo chiuso gli occhi per un momento per realizzare quello che avevo davanti a me. É stato fantastico.


Il 26 settembre arriviamo a Kayenta, una piccola cittadina di soli indiani. Si respirava proprio l’aria del far west, con quelle casette basse e piccole bancarelle di gioielli fatti a mano dagli abitanti locali. La mattina abbiamo fatto una tappa a Mexican Hut, un paesino dove la cosa più grande che c’era era un benzinaio. Qui percorriamo una delle strade più significative dello Utah, la Highway 12 dove, in lontananza, si poteva ammirare la meraviglia delle meraviglie: la Monument Valley.


Ecco, il nostro tour continua nel parco della Monument. La nostra macchina si riempie immediatamente di polvere rossa e non vediamo quasi più nulla. È bellissimo come sia tutto rimasto “selvaggio”, infatti qui le strade sono sterrate (non vi dico che ansia che avevamo di rovinare l’auto!). Lo spettacolo davanti a noi è pazzesco…


Il nostro viaggio sta volgendo al termine e il 27 settembre partiamo per il Grand Canyon. Entriamo nel parco e rimaniamo sorprese dalla sua grandezza: all’interno c’erano ristoranti, supermercati e hotel. Facciamo un giro molto veloce ma, successivamente, ha iniziato a piovere e, scoraggiate, siamo tornate in hotel. Decidiamo di uscire nel tardo pomeriggio, e aggiungerei: meno male. Assistiamo, così, ad un tramonto paradisiaco: le nuvole rosa che si riflettevano nel Colorado river. Ogni giorno non avevo più parole.


Dopo aver visto così tanto e così tanto-e-bello, ci è toccato ritornare alla base. Il 28 settembre abbiamo fatto una piccola e ultima tappa a Las Vegas prima di imbarcarci all’alba del giorno seguente per ritornare a casa.

Che dire, è stato un viaggio meraviglioso. Abbiamo visto tantissimo, ci siamo divertite e ci siamo godute ogni singolo istante. È stato anche un voler mettersi alla prova, abbiamo guidato per circa 1500 km con cambio automatico in luoghi a noi totalmente sconosciuti con regole della strada diverse da quelle italiane. L’adrenalina non ci è mai mancata, ce la siamo cavata e mi sono sentita un po’ più responsabile.

Auguro a tutti di intraprendere un’avventura così, a prescindere dalla West Coast che consiglio a tutti.

Viaggiate, mettetevi alla prova, fotografate, sorridete, non abbiate paura del “diverso” ma soprattutto del “lontano“.

Nina

Bryce Canyon


Ho bisogno di un pizzicotto. 

Oggi mi trovavo nel Bryce Canyon e sono rimasta senza parole. Ero lì, su una collinetta e sotto di me l’immensità. Rocce scoscese color rosso acceso, quel tocco di verde della vegetazione che coraggiosa prova a crescere in questo terreno per certi sensi duro e secco, il tutto mentre il sole calava. 

Mi sentivo come dentro ad un film, mentre ammiravo non riuscivo a credere che mi trovavo proprio lì, e forse questo è davvero il mio sogno. Il sogno “dell’America” che secondo me quasi tutti, almeno una volta, abbiamo desiderato. 


Alla prossima avventura, 

Nina

Si va!


Domani è il giorno dei giorni, si parte! Ho aspettato a lungo nella mia vita questo viaggio e sono ancora incredula. 

Sono ‘affamata’ di nuove esperienze e nuovi posti da vedere, i miei occhi stanno fremendo dalla voglia di scoprire. 

Ho con me la mia macchina fotografica (continuo a sognare di dimenticarla o che non funzioni, segni premonitori?) e l’ho caricata con ben due giorni di anticipo. Ieri l’ho accesa e ho iniziato a cancellare le vecchie foto per fare spazio alle nuove. Ho eliminato 500 immagini del mio vecchio viaggio ed è stato come se avessi svuotato la mente in quel momento. Svuotando la schedina di memoria, è stato come se mi preparassi ad accogliere qualcosa di nuovo, mai conosciuto prima d’ora. 

Da questo viaggio tornerò sicuramente cambiata e soprattutto arricchita di esperienza. 

Viaggiare fa bene alla salute, ne sono certa. E parlo anche di piccoli viaggi, non per forza dall’altra parte del mondo. Prendete, per esempio, una domenica fuori porta in campagna o un weekend al mare. Tornando a casa, avrete quel qualcosa in più che prima non avevate. 

Buon viaggio a me,

Nina

Sotto il sole


Sotto il sole, ma soprattutto sotto l’ombrellone, ci sono viaggi da pianificare. 

Sto per intraprendere uno dei viaggi che più ho desiderato da quando sono piccola, ma non posso ancora crederci. Solo leggendo la guida, quando vedo scritto Grand Canyon o Los Angeles sobbalzo e non ci credo. 

Sarò a capo dell’organizzazione, e la cosa che temo di più è la macchina con il cambio automatico ma sopratutto il fatto che dovrò guidare in carreggiate da otto corsie. Mi stanno aspettando 3000km ma sarà meraviglioso. 

Il viaggio comincia da San Francisco, per poi proseguire lungo la costa fino a Los Angeles. Successivamente Las Vegas, Bryce Canyon, Page, Monument Valley e Gran Canyon con ritorno su Las Vegas. 

Sapete darmi dei consigli, nel caso foste già stati? Abbiamo una notte libera ancora da decidere tra San Francisco e Los Angeles lungo la costa. Ogni commento è buon accetto. 

Nina 

Backpackers in Viaggio

Chi mi conosce, mi diceva: “Tu? Davvero saresti in grado di fare un viaggio del genere con lo zaino pesante in spalle? Ma figurati!”. O ancora, continuavano: ‘Sai vero che puoi portarti poche cose dietro? Non pensare sia una passeggiata”.

Il primo dicembre 2016 sono partita per l’India. Nina, con (ancora per poco) i suoi capelli biondi e, con sorpresa, il mitico zaino! Ho sorpreso tutti.

Mi ricordo, appena arrivata all’aeroporto di Nuova Delhi, il momento del ritiro-bagagli: ho sollevato lo zaino e ho perso l’equilibrio cadendo all’indietro. Era pesante, in effetti. Il mio viaggio era appena cominciato e la fatica non mi ha fermato, era tutto così unico e nuovo.

Nuova Delhi

Ho avuto la fortuna di avere una buona guida turistica, la mia migliore amica che studiava là. Con lei al mio fianco è stato tutto più semplice, soprattutto per quanto riguarda il cibo. Nel mio zaino c’erano sicuramente più medicine che vestiti.

Il primo particolare dell’India che mi ha colpito è stato il sole (in tutti i sensi, c’erano 40 gradi a dicembre). Com’era diverso rispetto a quello che siamo abituati a vedere. Era molto più intenso ma soprattutto sembrava più vicino e più facile da ammirare.

Ahmedabad

Dopo la capitale indiana, ci siamo spostate con i nostri zaini ad Agra, la città del Taj Mahal. Personalmente, sono rimasta senza parole alla vista del mausoleo. Ci siamo recate qui alle sei del mattino. Nebbia, il sole che ancora non voleva sorgere e pochi turisti… uno spettacolo.

Taj Mahal

La tappa successiva è stata Jaipur, la città rosa. È chiamata così per il colore dei suoi palazzi e delle sue mura che caratterizzano l’ “old city”. Abbiamo girato la città con il rickshaw, il mezzo di trasporto più utilizzato (e più divertente se si è giovani!). Eravamo circondate da mille colori, profumi e volti.

Old City, Jaipur

Ah, per “profumi” intendo anche questo…

Jaipur

Ci siamo spostate, successivamente, a Jodhpur, la città blu. Questo soprannome proviene dal fatto che quasi tutte le case sono di colore blu. Mi sono informata e documentata scoprendo che la scelta di questo colore è stata fatta per gestire meglio il caldo. A quanto pare il blu riflette meglio la luce…

Jodhpur

L’India, però, è anche timore e paura. C’è stato un episodio che mi ha spaventato. Era notte ed eravamo le uniche donne bianche alla stazione dei bus, alla ricerca del nostro. Chiedevamo informazioni ma nessuno riusciva a capirci, ed eravamo circondate da uomini indiani con quegli sguardi un po’ strani. Non è stato piacevole… ma sicuramente ci saremmo difese lanciandogli i nostri pesanti zaini addosso!

Siamo arrivate poi a Udaipur, dove ho avuto anche la fortuna di passare il mio compleanno. È chiamata anche “la città dei laghi”, non sembra quasi di essere in India. Colorata, calorosa e piena di clacson. Abbiamo preso una barca che ci ha portato sull’isoletta “degli elefanti”. Candida e meravigliosa…

Udaipur

Abbiamo scelto all’ultimo, come tappa conclusiva, la piccola città di Chittorgarh. Abbiamo visitato il Forte, tra cani abbandonati e scimmie impazzite. A seguire, la valle dei templi. Silenzio magico e cura per l’anima…Penso sia stata una delle città che più mi sono piaciute.

Chittorgarh

Questa è stata, in brevissimo, la mia India. Ho trascorso due settimane con la macchina fotografica appesa al collo e senza connessione internet. È stato magnifico. Il mio viaggio è poi continuato in Sri Lanka per ancora una settimana, ma di quello ve ne parlerò più avanti.

Voi siete mai stati in India o vorreste andarci? Riuscireste a fare un viaggio del genere? Consiglio a tutti un’esperienza così, sia a giovani che ad adulti. Prendete il vostro zaino e partite, vi cambierà…


A presto,

Nina