Quanti Anni Hai?

Metti caso non ti venisse detta la tua età, tu quanti anni ti daresti?

Il mio articolo di stasera comincia così, con questo quesito. Qualche sera fa me lo stavo domandando e mi è sembrato un significante spunto di riflessione. 

Pensando a me, alla mia persona e a quello che ne è di me, faccio fatica a rispondere. O meglio, potrei rispondere in modo quasi preciso ma a seconda delle diverse situazioni

Se immagino, per esempio, Martina che sbuccia una mela o che prepara la carbonara, l’età che potrei attribuirle è sicuramente inferiore alla sua attuale. Magari 15 anni? Devo imparare a cucinare, non c’è più via di scampo… 

Ora rifletto, invece, sulla pazienza e cura che impiega Martina nel raccogliere i panni stesi o la sua ‘bravura’ nel stirare le camicie. Ecco, sicuramente una buona donna di casa. 45? Dai, meno dei cinquanta. 

Tutta questione di numeri, a volte fanno anche paura e non vogliamo pronunciarli. 

“A che ora devi tornare a casa?” Uffa. 

“Quanto pesi?” Super uffa. 

“Quando devi dare l’esame?” Che ansia. 

Ecco. Ma per l’età si può fare un’eccezione. Alla domanda iniziale con cui ho aperto l’articolo forse non so rispondere, ma credo tuttavia che non si debba aver paura della propria età e di portarsi i propri anni. Non condivido il detto: “Mai chiedere ad una donna la sua età”. Ma perché? È fonte di vergogna? Per me, invece, l’età fa di noi la nostra persona, quello che siamo diventati crescendo e maturando. È indice di crescita, non dobbiamo nosconderci dietro ad un numero. “Quanti anni hai, Marti?” – 23. 

E voi, quale età pensereste di avere immaginando di non essere a conoscenza della vostra attuale? 

Nina

Io Non


“Io Non mangio schifezze”.

“Io Non posso non passare l’esame”.

“Io Non mi mangio le unghie”.

Ecco. Queste tre negazioni mi piacciono, o almeno, non mi fanno sentire da meno. Non tendono ad avere un fine di angoscia o malessere, non portano a nulla di male. 

“Io Non posso farlo”.

“Io Non sono abbastanza adatta a …”.

“Io Non credo di meritarmelo”.

Qui la storia cambia. Questi Non non fanno bene. Quante volte siamo portati, parlando e agendo nella nostra vita, a sottovalutarci? Purtroppo molto spesso. Usiamo semplici parole e il gioco è fatto. Cerchiamo di trovare appoggio nell’altro, proviamo a farci dire il contrario di quello che siamo e pretendiamo parole di conforto. Anche i più forti, quelli che si mostrano più sicuri di sé, sono così. Nessuno si salva. 

Non ci si potrà salvare, ma almeno si può provare a credere di più in se stessi. Io ci sto provando, ho imparato a non lamentarmi (quasi) più. Mi capitano spesso situazioni “di conforto” dove mi ritrovo a dover e voler annullare tutti i Non che sento pronunciare dagli altri. L’altro giorno, per esempio, parlavo con una mia amica di una delle notizie più brillanti degli ultimi giorni: la festa dei trent’anni di Chiara Ferragni. Sembrerà una cagata, ma anche nella superficialità di questo discorso ho potuto riconoscere in me una forza. Parlavamo di quanto fosse stata grandiosa la festa della fashion blogger e di quanto lei fosse così fortunata ad avere tutto a portata di mano. La mia amica ha esordito dicendomi: “Beata lei! Io Non potrei mai pensare di essere circondata da così tante persone e fare una festa del genere, piena di gioia”. Io le ho risposto dicendole: “Ma non è vero, la nostra festa sarà ancora più bella della sua”. So che vi ho portato un esempio un po’ contorto perché, comunque, una festa come quella della Ferragni sarebbe molto difficile da realizzare per chiunque. Ma non è questo il punto, è il fatto, invece, di non lamentarsi davanti alle gioie altrui. Va bene, magari non avremo trenta migliori amici come lei, ma avremo i nostri dieci sinceri e fidati. Non avremo il lusso, i calici di champagne o cinque torte diverse, ma una casa normale e un buon prosecco. Ho imparato ad apprezzare le cose semplici, senza trovare gelosia o invidia in quelle più sfarzose. 

Questo è solo uno stupido esempio, il fatto del Non lo si applica, nella maggior parte delle volte, a situazioni più importanti. Proprio per questo, un mio consiglio che vi do è quello del Vietato sottovalutarsi. Possiamo non sentirci all’altezza di qualcosa, ma non per questo siamo più deboli. Se Chiara si merita cinque torte diverse, io mi merito la mia preferita. 

Buon pomeriggio,

Nina 


Meta e Metà

A volte un accento fa la differenza in una parola, ma spesso due omonimi hanno un grande significato, indipendentemente da come siano scritti.

Vi parlo di mia sorella, Vittoria. Abbiamo solo un anno e mezzo di differenza, quasi coetanee. Lei è biondissima rispetto a me (sì, ho grande nostalgia dei miei vecchi capelli) ed è buona, tanto. Amante della vita, della sua età, è sempre stata più pazzerella di me. Prende la vita con leggerezza, senza pensare troppo al domani. “Dai Vitto, è tardi andiamo”. “Dai Marti, non fare la nonna”. Ecco, non servono altri esempi. 

Per chi possiede una sorella (o un fratello), forse riuscirà a capirmi meglio, oppure no. Essendo quella maggiore, ho da sempre avuto quella propensione al proteggerla e alla sua sicurezza (a volte la prendo ancora per mano quando attraversiamo la strada). Ci sono sere, però, che è lei ad essere più grande di me. È lei che, con i suoi consigli e con le sue parole dette non a caso, mi fa strada e mi da una “dritta” sulla mia vita. È come se sentisse suoi, a volte, i miei i miei stati d’animo e i miei obiettivi da raggiungere. Lei è la mia meta

Abbiamo tante cose in comune, come quella cosa dell’ascoltare musica indie mangiando il cioccolato alle dieci di sera aggrovigliate sul divano. È uno spasso. Mi capita, poi, di passare intere giornate fuori casa e arrivare tardi la sera e di non trovarla. La cerco, e ho bisogno di lei. Penso che, oltre ad essere la mia meta, sia anche la mia metà

Auguro a tutti voi di avere una sorella, o un’amica da reputare come tale. 

Nina