Online?


Accesso“. 

Sicuramente quella parola lassù, qualche anno fa, non l’avrei mai saputa ricollegare alla messaggistica virtuale. In effetti, sembra quasi una parolaccia (o un insulto ‘alla romana’). Eppure, negli ultimi tempi, è diventata una costante. 

‘Perché hai fatto l’accesso così tardi ieri notte?’

‘Sicuramente è sveglio, ha fatto l’accesso un’ora fa’. 

Sembra essere, stando alla seconda interrogativa, quasi una conferma al ‘Sì, è vivo’. O magari può essere interpretato come un perenne controllo sulla persona presa in questione. 

Ma passiamo alla mia riflessione di oggi: il nascondere l’ultimo accesso su WhatsApp. Ecco, vorrei soffermarmi su questo punto. Ormai quasi metà della popolazione ha attivato questa funzione ed io, ogni giorno, continuo a non voler condividere le loro motivazioni ad aver fatto una scelta tale. “Non voglio che sappia quando mi sono connessa” o, meglio (o peggio, dipende dai punti di vista) “Meglio che io non sappia quando si è connesso l’ultima volta”. Tutto gira intorno ad uno stupido numero, di nuovo. Come il fatto che un accesso mancato possa compromettere una relazione, o infondere sicurezza e fedeltà nel caso l’altro si connettesse nel momento giusto. Tutto ciò è incredibile e spaventoso allo stesso momento. 

Poi, c’è la seconda categoria di persone: quelle con l’accesso su WhatsApp visibile. Oh, come se quel numero fosse un punto di riferimento. “Ah okay, non lo disturbo perché il suo accesso è stato alle 22.30 ed ora è l’1 di notte, non vorrei che dormisse”. Tutto sotto controllo insomma. Parlando con amici, qualche giorno fa, ho analizzato anche un altro punto sempre a proposito di ciò: quel senso di ‘figaggine’ o ‘grandiosità’ che ci trasmettono quelli che fanno pochi accessi al giorno o comunque molto distanziati tra loro. È un po’ come se pensassimo: “Oh, chissà cosa starà facendo di divertente mentre io sono qui che controllo la sua vita tramite un orario” o “Beato lui che non sta guardando così spesso il cellulare, lo ammiro”. Ecco, è forse anche una questione di invidia quella che ci porta a controllare sistematicamente la vita degli altri tramite un telefono? Ragioniamoci. 

Voi in quale delle due categorie vi identificate? E, soprattutto, pensate di vivere di più la vostra vita o quella degli altri? Ragionateci di nuovo. 

Nina

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