Stanotte

Lo constato ormai spessissimo, la notte ha quel qualcosa in più. Tutto ciò che mi circonda mi sembra più intenso, di notte. 

Mezz’ora fa, di ritorno da una serata tra amiche, mi sono fatta lasciare con la macchina quasi “apposta” più lontana da casa per assaporarmi attimi notturni. Mi sono messa le cuffie in centro a Torino e osservavo. Ho visto ragazzine tutte truccate pronte per una serata, una donna con tacchi pazzeschi che traballava, la Mole illuminata e il suo riflesso su Palazzo Nuovo e tanto altro. Camminavo per via Po e ho notato una vetrina di un negozio che non avevo mai visto, ho attraversato la strada che porta a casa mia e ho visto un graffito colorato su un muro di cui non mi ero mai accorta. Il mio sguardo si soffermava. Questo succede anche di giorno, per carità, ma non con la stessa intensità. Non mi ero mai resa conto dei particolari, e questo non è da sottovalutare. La notte è diversa, e con la musica nelle orecchie ancor più particolare. Mi sono sentita bene ma strana allo stesso tempo, come se stessi vivendo “a rallentatore” e stessi analizzando attimi di vita di persone e situazioni a me sconosciute. 

Ve lo consiglio anche a voi, prendete una sera e uscite per la vostra città con la musica nelle orecchie. Poi ditemi… e ricordatevi dei particolari. 

Buonanotte, 

Nina 

Martina

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Sono qui che continuo a scrivere articoli parlando di quadri, di quanto sia importante la notte per i pensieri e di quanto poco invece sia dichiarare la propria età agli altri. Eppure, mi rendo conto di non aver ancora menzionato e parlato della cosa più importante: Martina.

Penso sia uno degli articoli più complessi da scrivere e da elaborare, è sempre un pasticcio cercare di descriversi e trasmettere nel modo più realistico possibile un’idea di se stessi a sconosciuti. Provo a farlo perchè anche per me è un modo per vedermi da un altro punto di vista.

Sono sempre sorridente, anche quando ho tante cose per la testa che non mi fanno stare tranquilla. Tutto sommato sono soddisfatta di quello che sono diventata negli anni e di come sono stata cresciuta ed educata. Sono da sempre un’amante della natura, dei pappagalli colorati e dei bambini piccolissimi (la mia più grande passione). Ho vissuto una vita in campagna, tra lucertole sparse per la casa e “profumo” di erba cipollina che solo adesso che abito in centro riesco a chiamare così (quanto mi manca, a volte!). Ho passato una vita ad arrampicarmi nei boschi e a costruire tende. Non ho mai avuto tempo (e voglia) di guardare tanti cartoni animati, per me esistevano solo le bambole e gli animali (dal cane della prateria ai topi dalla coda grassa). Tutte le mie amiche mi chiedono spesso: “Ma hai mai visto Rossana quando eri piccola? o Sailor Moon?” – “No, mai”. Evidentemente stavo cercando le lumache sotto i cespugli o creando strani profumi con particolari foglie trovate per terra. Ero forse un po’ come Mowgli, solo con i capelli biondissimi e qualche vestitino in più addosso.

Con gli anni, sono cambiata parecchio. Dalla bambina “campagnola” sporca di fango che non aveva paura di nulla, nemmeno del morso del cane della prateria (mi è andata bene, a quest’ora potevo scrivere con quattro dita invece che cinque…), sono cresciuta e sono diventata più “raffinata” e femminile. Non esco mai senza orecchini e con un buon profumo addosso. Adoro indossare le camicie, i golfini e i vestitini freschi d’estate. Mowgli è oramai un vecchio ricordo.

Il mio carattere… questa è sicuramente la parte più difficile. È così facile analizzare gli altri, ma quando tocca pensare a te? Quanto rifletto però, e proviamo a farlo. Ho sempre la battuta pronta, questo c’è da dirlo. Amo l’ironia, ma soprattutto mi piace prendermi poco sul serio (anche se a volte ci vado giù pesante con gli insulti verso me stessa, ma sto lavorando su questo). Penso, inoltre, di far ridere tanto la gente e questa cosa, quando accade, è la più bella del mondo. Mi piace, poi, informarmi su ciò che non conosco, provare sempre gusti nuovi senza aver timore di aver paura di ciò che è “sconosciuto”. Sono molto precisa, tendo sempre a programmarmi un po’ la vita (che è un bene, per carità, ma se poi qualcosa non va secondo i piani…).

Credo, poi, che ogni persona che abbia incontrato nella mia vita mi abbia dato qualcosa e, di conseguenza, il mio carattere si sia andato formandosi anche su quello. Sono fortunata nel dire che ho sempre incontrato persone che mi volessero bene, e sono sicura di questo anche se con alcune ho perso un po’ i rapporti. Non ho mai voluto dimenticare nessuno, e penso che mai riuscirò a farlo. Alla fine mi è stato trasmesso e insegnato qualcosa, no?

Mi piace la sincerità e l’onestà, tantissimo. “Questo vestito non ti sta bene” (e può essere anche il mio vestito preferito). Grazie, sei stata sincera nel dirmelo, non lo metterò oggi ma sicuramente lo indosserò domani (non con te 😀 ). Rideteci su, dai.

Gli uomini… Non sono per quelli dai troppi complimenti, sono per quelli che hanno qualcosa di buono da trasmetterti. Ad un “Quanto sei gnocca stasera” preferisco, di gran lunga, una frase come: “Quanto mi piace parlare con te”. La sincerità, poi… Non mi sono mai sentita presa in giro da nessuno, e nemmeno da un ragazzo. Mi piacciono tanto quelli onesti e coraggiosi di prendersi le proprie responsabilità. “Non mi va più di uscire con te”: grazie, non mi farà piacere ma almeno hai avuto il coraggio di dirmelo. Bravo, 10+.

Ho provato a darvi un’idea di me, e chissà cosa ne è venuto fuori. Avete capito qualcosa in più su Nina? C’è tanto da dire, questo è solo un assaggio…

Nina

 

Online?


Accesso“. 

Sicuramente quella parola lassù, qualche anno fa, non l’avrei mai saputa ricollegare alla messaggistica virtuale. In effetti, sembra quasi una parolaccia (o un insulto ‘alla romana’). Eppure, negli ultimi tempi, è diventata una costante. 

‘Perché hai fatto l’accesso così tardi ieri notte?’

‘Sicuramente è sveglio, ha fatto l’accesso un’ora fa’. 

Sembra essere, stando alla seconda interrogativa, quasi una conferma al ‘Sì, è vivo’. O magari può essere interpretato come un perenne controllo sulla persona presa in questione. 

Ma passiamo alla mia riflessione di oggi: il nascondere l’ultimo accesso su WhatsApp. Ecco, vorrei soffermarmi su questo punto. Ormai quasi metà della popolazione ha attivato questa funzione ed io, ogni giorno, continuo a non voler condividere le loro motivazioni ad aver fatto una scelta tale. “Non voglio che sappia quando mi sono connessa” o, meglio (o peggio, dipende dai punti di vista) “Meglio che io non sappia quando si è connesso l’ultima volta”. Tutto gira intorno ad uno stupido numero, di nuovo. Come il fatto che un accesso mancato possa compromettere una relazione, o infondere sicurezza e fedeltà nel caso l’altro si connettesse nel momento giusto. Tutto ciò è incredibile e spaventoso allo stesso momento. 

Poi, c’è la seconda categoria di persone: quelle con l’accesso su WhatsApp visibile. Oh, come se quel numero fosse un punto di riferimento. “Ah okay, non lo disturbo perché il suo accesso è stato alle 22.30 ed ora è l’1 di notte, non vorrei che dormisse”. Tutto sotto controllo insomma. Parlando con amici, qualche giorno fa, ho analizzato anche un altro punto sempre a proposito di ciò: quel senso di ‘figaggine’ o ‘grandiosità’ che ci trasmettono quelli che fanno pochi accessi al giorno o comunque molto distanziati tra loro. È un po’ come se pensassimo: “Oh, chissà cosa starà facendo di divertente mentre io sono qui che controllo la sua vita tramite un orario” o “Beato lui che non sta guardando così spesso il cellulare, lo ammiro”. Ecco, è forse anche una questione di invidia quella che ci porta a controllare sistematicamente la vita degli altri tramite un telefono? Ragioniamoci. 

Voi in quale delle due categorie vi identificate? E, soprattutto, pensate di vivere di più la vostra vita o quella degli altri? Ragionateci di nuovo. 

Nina

Un Quadro

Ho deciso di scegliere un oggetto al giorno (se riesco) e raccontarvelo. 

Oggi vi faccio vedere questo quadretto. La sua storia è un po’ contorta ma vale la pena ascoltarla. Faceva parte della mansarda tanto cara a mio nonno e, anni fa, era sicuramente appeso da qualche parte (non ricordo dove, ma so che ne andavo matta). 

Giugno duemilasedici. Io e la mia famiglia ci traferimmo in mansarda, quella mansarda. La casa era un pasticcio, c’erano scatole ovunque e non si capiva più nulla. 

Un giorno trovai per casa (e per caso) un sacco nero pieno di cianfrusaglie. Mia mamma l’aveva già spostato nell’ingresso per buttarlo. “Sono tutte cose inutili”, mi aveva detto. Io e la mia curiosità, però, non pazientammo e iniziai a scavarci dentro. Lo avevo trovato. Era lì che mi aspettava, come se lo avessi salvato da quel buio e da quella pesantezza da tutti gli altri oggetti. Il quadro!

Mi ricordo la mia felicità, come se avessi trovato un piccolo tesoro. Era finito addirittura nel sacco da buttare, nemmeno tra le cose da riordinare. 

Lo presi e lo misi direttamente in camera mia. Fu la prima cosa che sentii mia in quella stanza così nuda e anonima. 

Sono passati mesi e finalmente l’ho appeso. Ogni sera, prima di dormire, rileggo quella frase che dice: “Signore benedici chi non mi fa perdere tempo” e mi piace continuarla così: “E chi il tempo me lo fa passare nei migliori dei modi”. 

Buonanotte,

Nina

Quanti Anni Hai?

Metti caso non ti venisse detta la tua età, tu quanti anni ti daresti?

Il mio articolo di stasera comincia così, con questo quesito. Qualche sera fa me lo stavo domandando e mi è sembrato un significante spunto di riflessione. 

Pensando a me, alla mia persona e a quello che ne è di me, faccio fatica a rispondere. O meglio, potrei rispondere in modo quasi preciso ma a seconda delle diverse situazioni

Se immagino, per esempio, Martina che sbuccia una mela o che prepara la carbonara, l’età che potrei attribuirle è sicuramente inferiore alla sua attuale. Magari 15 anni? Devo imparare a cucinare, non c’è più via di scampo… 

Ora rifletto, invece, sulla pazienza e cura che impiega Martina nel raccogliere i panni stesi o la sua ‘bravura’ nel stirare le camicie. Ecco, sicuramente una buona donna di casa. 45? Dai, meno dei cinquanta. 

Tutta questione di numeri, a volte fanno anche paura e non vogliamo pronunciarli. 

“A che ora devi tornare a casa?” Uffa. 

“Quanto pesi?” Super uffa. 

“Quando devi dare l’esame?” Che ansia. 

Ecco. Ma per l’età si può fare un’eccezione. Alla domanda iniziale con cui ho aperto l’articolo forse non so rispondere, ma credo tuttavia che non si debba aver paura della propria età e di portarsi i propri anni. Non condivido il detto: “Mai chiedere ad una donna la sua età”. Ma perché? È fonte di vergogna? Per me, invece, l’età fa di noi la nostra persona, quello che siamo diventati crescendo e maturando. È indice di crescita, non dobbiamo nosconderci dietro ad un numero. “Quanti anni hai, Marti?” – 23. 

E voi, quale età pensereste di avere immaginando di non essere a conoscenza della vostra attuale? 

Nina

Io Non


“Io Non mangio schifezze”.

“Io Non posso non passare l’esame”.

“Io Non mi mangio le unghie”.

Ecco. Queste tre negazioni mi piacciono, o almeno, non mi fanno sentire da meno. Non tendono ad avere un fine di angoscia o malessere, non portano a nulla di male. 

“Io Non posso farlo”.

“Io Non sono abbastanza adatta a …”.

“Io Non credo di meritarmelo”.

Qui la storia cambia. Questi Non non fanno bene. Quante volte siamo portati, parlando e agendo nella nostra vita, a sottovalutarci? Purtroppo molto spesso. Usiamo semplici parole e il gioco è fatto. Cerchiamo di trovare appoggio nell’altro, proviamo a farci dire il contrario di quello che siamo e pretendiamo parole di conforto. Anche i più forti, quelli che si mostrano più sicuri di sé, sono così. Nessuno si salva. 

Non ci si potrà salvare, ma almeno si può provare a credere di più in se stessi. Io ci sto provando, ho imparato a non lamentarmi (quasi) più. Mi capitano spesso situazioni “di conforto” dove mi ritrovo a dover e voler annullare tutti i Non che sento pronunciare dagli altri. L’altro giorno, per esempio, parlavo con una mia amica di una delle notizie più brillanti degli ultimi giorni: la festa dei trent’anni di Chiara Ferragni. Sembrerà una cagata, ma anche nella superficialità di questo discorso ho potuto riconoscere in me una forza. Parlavamo di quanto fosse stata grandiosa la festa della fashion blogger e di quanto lei fosse così fortunata ad avere tutto a portata di mano. La mia amica ha esordito dicendomi: “Beata lei! Io Non potrei mai pensare di essere circondata da così tante persone e fare una festa del genere, piena di gioia”. Io le ho risposto dicendole: “Ma non è vero, la nostra festa sarà ancora più bella della sua”. So che vi ho portato un esempio un po’ contorto perché, comunque, una festa come quella della Ferragni sarebbe molto difficile da realizzare per chiunque. Ma non è questo il punto, è il fatto, invece, di non lamentarsi davanti alle gioie altrui. Va bene, magari non avremo trenta migliori amici come lei, ma avremo i nostri dieci sinceri e fidati. Non avremo il lusso, i calici di champagne o cinque torte diverse, ma una casa normale e un buon prosecco. Ho imparato ad apprezzare le cose semplici, senza trovare gelosia o invidia in quelle più sfarzose. 

Questo è solo uno stupido esempio, il fatto del Non lo si applica, nella maggior parte delle volte, a situazioni più importanti. Proprio per questo, un mio consiglio che vi do è quello del Vietato sottovalutarsi. Possiamo non sentirci all’altezza di qualcosa, ma non per questo siamo più deboli. Se Chiara si merita cinque torte diverse, io mi merito la mia preferita. 

Buon pomeriggio,

Nina 


Meta e Metà

A volte un accento fa la differenza in una parola, ma spesso due omonimi hanno un grande significato, indipendentemente da come siano scritti.

Vi parlo di mia sorella, Vittoria. Abbiamo solo un anno e mezzo di differenza, quasi coetanee. Lei è biondissima rispetto a me (sì, ho grande nostalgia dei miei vecchi capelli) ed è buona, tanto. Amante della vita, della sua età, è sempre stata più pazzerella di me. Prende la vita con leggerezza, senza pensare troppo al domani. “Dai Vitto, è tardi andiamo”. “Dai Marti, non fare la nonna”. Ecco, non servono altri esempi. 

Per chi possiede una sorella (o un fratello), forse riuscirà a capirmi meglio, oppure no. Essendo quella maggiore, ho da sempre avuto quella propensione al proteggerla e alla sua sicurezza (a volte la prendo ancora per mano quando attraversiamo la strada). Ci sono sere, però, che è lei ad essere più grande di me. È lei che, con i suoi consigli e con le sue parole dette non a caso, mi fa strada e mi da una “dritta” sulla mia vita. È come se sentisse suoi, a volte, i miei i miei stati d’animo e i miei obiettivi da raggiungere. Lei è la mia meta

Abbiamo tante cose in comune, come quella cosa dell’ascoltare musica indie mangiando il cioccolato alle dieci di sera aggrovigliate sul divano. È uno spasso. Mi capita, poi, di passare intere giornate fuori casa e arrivare tardi la sera e di non trovarla. La cerco, e ho bisogno di lei. Penso che, oltre ad essere la mia meta, sia anche la mia metà

Auguro a tutti voi di avere una sorella, o un’amica da reputare come tale. 

Nina