Sotto il sole


Sotto il sole, ma soprattutto sotto l’ombrellone, ci sono viaggi da pianificare. 

Sto per intraprendere uno dei viaggi che più ho desiderato da quando sono piccola, ma non posso ancora crederci. Solo leggendo la guida, quando vedo scritto Grand Canyon o Los Angeles sobbalzo e non ci credo. 

Sarò a capo dell’organizzazione, e la cosa che temo di più è la macchina con il cambio automatico ma sopratutto il fatto che dovrò guidare in carreggiate da otto corsie. Mi stanno aspettando 3000km ma sarà meraviglioso. 

Il viaggio comincia da San Francisco, per poi proseguire lungo la costa fino a Los Angeles. Successivamente Las Vegas, Bryce Canyon, Page, Monument Valley e Gran Canyon con ritorno su Las Vegas. 

Sapete darmi dei consigli, nel caso foste già stati? Abbiamo una notte libera ancora da decidere tra San Francisco e Los Angeles lungo la costa. Ogni commento è buon accetto. 

Nina 

Piove


Piove. Ed è domenica, che accoppiata vincente. 

Ascolto musica lenta mentre sento la pioggia cadere e sbattere sui vetri della mia finestra. È estate, ma oggi non c’è il sole. 

Mi affaccio, il cielo è di un grigio tenue con qualche sfumatura più scura sparsa qua e là. La strada è bagnata, e sembra di colore più scuro. Gli alberi si muovono e il loro verde è più acceso. Le panchine del parco si sono tinte di una tonalità più vivace. Insomma, tutto sta cambiando colore. 

Esco. È quasi sera. Sono nella piazza principale della mia città, piazza Vittorio Veneto. Mi fermo, scatto una fotografia e penso. Il contrasto tra il cielo e l’asfalto con i palazzi è incredibile. Giorno e notte, sole e luna. 

Ci sono solo poche e piccolissime macchie di colore, e sono le luci. Le luci calde degli appartamenti, che si tingono di diversi colori in base alle pareti. 

Non è straordinario riuscire a trovare (o anche solo immaginare) una luce nel buio più profondo? A volte fa così bene. 

Buona domenica, 

Nina 

“Ciao Marti, buonanotte”

Come ormai saprete, amo la notte. E stasera ho anche capito di amare i saluti della buonanotte. 

“Ciao Marti, buonanotte”, mia sorella ha appena esclamato. Un congedo come se si partisse per un viaggio, uno un po’ più particolare dei soliti. La notte è un viaggio paradisiaco, tra sogni e incubi, passato e presente. È bene dare la buonanotte sempre, e pensare che non può che essere bella se è stata lei ad avermela augurarata.

Fate buon viaggio anche voi, 

Nina

Sbagliare a…?

Ho ventitré anni, sto studiando Lingue e Letterature straniere all’Università di Torino e sono al primo anno di magistrale. Ho stretto grandi amicizie, ho imparato diversi accenti italiani grazie a tutte le persone che ho conosciuto e mi piace quello che sto studiando. Fin qui tutto bene. C’è, però, un avverbio di tempo che mi perseguita… e DOPO?

Ecco, da qui non tutto benissimo. Ogni volta che la gente mi chiede: ‘E dopo cosa farai?’ mi sale l’angoscia. Lo so, dipende tutto da me e dalla mia volontà. Di carattere, sono motivata principalmente per le cose ‘stupide’ in cui credo e che voglio realizzare, per le cose serie che ne valgono del mio futuro ho sempre avuto bisogno di una spintarella da parte di qualcuno.

C’è una canzone di uno dei miei gruppi preferiti del momento, i Thegiornalisti, che dice:

“Magari forse un giorno arriverà qualcuno che mi dica cosa fare, qualcuno che sa già come si fa”. 

Questa è la spintarella di cui parlo. Mi sembra che abbia perennemente bisogno di una motivazione che arrivi dall’esterno. Da sola non sono capace? Mi interrogo… Sicuramente, l’avere qualcuno che sproni penso faccia sempre bene… però non deve diventarne una necessità per andare avanti.

La canzone in questione, Sbagliare a vivere (viva la positività), continua così:

“Continuo a vivere come mi va, sbagliare a vivere mi piace un sacco, se vuoi ti spiego io come si fa”.

A volte ho paura. Al momento sto vivendo come mi va, senza pensare troppo al ‘e DOPO?’ ma non so quanto questo possa essere producente dal momento in cui mi manca solo più un anno alla laurea. Sbagliare a vivere è, di certo, una frase esagerata per la mia situazione, però mi fa riflettere questo testo…

Starò forse sbagliando nel fare affidamento su qualcuno che mi sproni continuamente?

Ho bisogno di qualche vostro parere,

Nina

Backpackers in Viaggio

Chi mi conosce, mi diceva: “Tu? Davvero saresti in grado di fare un viaggio del genere con lo zaino pesante in spalle? Ma figurati!”. O ancora, continuavano: ‘Sai vero che puoi portarti poche cose dietro? Non pensare sia una passeggiata”.

Il primo dicembre 2016 sono partita per l’India. Nina, con (ancora per poco) i suoi capelli biondi e, con sorpresa, il mitico zaino! Ho sorpreso tutti.

Mi ricordo, appena arrivata all’aeroporto di Nuova Delhi, il momento del ritiro-bagagli: ho sollevato lo zaino e ho perso l’equilibrio cadendo all’indietro. Era pesante, in effetti. Il mio viaggio era appena cominciato e la fatica non mi ha fermato, era tutto così unico e nuovo.

Nuova Delhi

Ho avuto la fortuna di avere una buona guida turistica, la mia migliore amica che studiava là. Con lei al mio fianco è stato tutto più semplice, soprattutto per quanto riguarda il cibo. Nel mio zaino c’erano sicuramente più medicine che vestiti.

Il primo particolare dell’India che mi ha colpito è stato il sole (in tutti i sensi, c’erano 40 gradi a dicembre). Com’era diverso rispetto a quello che siamo abituati a vedere. Era molto più intenso ma soprattutto sembrava più vicino e più facile da ammirare.

Ahmedabad

Dopo la capitale indiana, ci siamo spostate con i nostri zaini ad Agra, la città del Taj Mahal. Personalmente, sono rimasta senza parole alla vista del mausoleo. Ci siamo recate qui alle sei del mattino. Nebbia, il sole che ancora non voleva sorgere e pochi turisti… uno spettacolo.

Taj Mahal

La tappa successiva è stata Jaipur, la città rosa. È chiamata così per il colore dei suoi palazzi e delle sue mura che caratterizzano l’ “old city”. Abbiamo girato la città con il rickshaw, il mezzo di trasporto più utilizzato (e più divertente se si è giovani!). Eravamo circondate da mille colori, profumi e volti.

Old City, Jaipur

Ah, per “profumi” intendo anche questo…

Jaipur

Ci siamo spostate, successivamente, a Jodhpur, la città blu. Questo soprannome proviene dal fatto che quasi tutte le case sono di colore blu. Mi sono informata e documentata scoprendo che la scelta di questo colore è stata fatta per gestire meglio il caldo. A quanto pare il blu riflette meglio la luce…

Jodhpur

L’India, però, è anche timore e paura. C’è stato un episodio che mi ha spaventato. Era notte ed eravamo le uniche donne bianche alla stazione dei bus, alla ricerca del nostro. Chiedevamo informazioni ma nessuno riusciva a capirci, ed eravamo circondate da uomini indiani con quegli sguardi un po’ strani. Non è stato piacevole… ma sicuramente ci saremmo difese lanciandogli i nostri pesanti zaini addosso!

Siamo arrivate poi a Udaipur, dove ho avuto anche la fortuna di passare il mio compleanno. È chiamata anche “la città dei laghi”, non sembra quasi di essere in India. Colorata, calorosa e piena di clacson. Abbiamo preso una barca che ci ha portato sull’isoletta “degli elefanti”. Candida e meravigliosa…

Udaipur

Abbiamo scelto all’ultimo, come tappa conclusiva, la piccola città di Chittorgarh. Abbiamo visitato il Forte, tra cani abbandonati e scimmie impazzite. A seguire, la valle dei templi. Silenzio magico e cura per l’anima…Penso sia stata una delle città che più mi sono piaciute.

Chittorgarh

Questa è stata, in brevissimo, la mia India. Ho trascorso due settimane con la macchina fotografica appesa al collo e senza connessione internet. È stato magnifico. Il mio viaggio è poi continuato in Sri Lanka per ancora una settimana, ma di quello ve ne parlerò più avanti.

Voi siete mai stati in India o vorreste andarci? Riuscireste a fare un viaggio del genere? Consiglio a tutti un’esperienza così, sia a giovani che ad adulti. Prendete il vostro zaino e partite, vi cambierà…


A presto,

Nina

Stanotte

Lo constato ormai spessissimo, la notte ha quel qualcosa in più. Tutto ciò che mi circonda mi sembra più intenso, di notte. 

Mezz’ora fa, di ritorno da una serata tra amiche, mi sono fatta lasciare con la macchina quasi “apposta” più lontana da casa per assaporarmi attimi notturni. Mi sono messa le cuffie in centro a Torino e osservavo. Ho visto ragazzine tutte truccate pronte per una serata, una donna con tacchi pazzeschi che traballava, la Mole illuminata e il suo riflesso su Palazzo Nuovo e tanto altro. Camminavo per via Po e ho notato una vetrina di un negozio che non avevo mai visto, ho attraversato la strada che porta a casa mia e ho visto un graffito colorato su un muro di cui non mi ero mai accorta. Il mio sguardo si soffermava. Questo succede anche di giorno, per carità, ma non con la stessa intensità. Non mi ero mai resa conto dei particolari, e questo non è da sottovalutare. La notte è diversa, e con la musica nelle orecchie ancor più particolare. Mi sono sentita bene ma strana allo stesso tempo, come se stessi vivendo “a rallentatore” e stessi analizzando attimi di vita di persone e situazioni a me sconosciute. 

Ve lo consiglio anche a voi, prendete una sera e uscite per la vostra città con la musica nelle orecchie. Poi ditemi… e ricordatevi dei particolari. 

Buonanotte, 

Nina 

Martina

14670729_10209560083190807_4264042735863173692_n

Sono qui che continuo a scrivere articoli parlando di quadri, di quanto sia importante la notte per i pensieri e di quanto poco invece sia dichiarare la propria età agli altri. Eppure, mi rendo conto di non aver ancora menzionato e parlato della cosa più importante: Martina.

Penso sia uno degli articoli più complessi da scrivere e da elaborare, è sempre un pasticcio cercare di descriversi e trasmettere nel modo più realistico possibile un’idea di se stessi a sconosciuti. Provo a farlo perchè anche per me è un modo per vedermi da un altro punto di vista.

Sono sempre sorridente, anche quando ho tante cose per la testa che non mi fanno stare tranquilla. Tutto sommato sono soddisfatta di quello che sono diventata negli anni e di come sono stata cresciuta ed educata. Sono da sempre un’amante della natura, dei pappagalli colorati e dei bambini piccolissimi (la mia più grande passione). Ho vissuto una vita in campagna, tra lucertole sparse per la casa e “profumo” di erba cipollina che solo adesso che abito in centro riesco a chiamare così (quanto mi manca, a volte!). Ho passato una vita ad arrampicarmi nei boschi e a costruire tende. Non ho mai avuto tempo (e voglia) di guardare tanti cartoni animati, per me esistevano solo le bambole e gli animali (dal cane della prateria ai topi dalla coda grassa). Tutte le mie amiche mi chiedono spesso: “Ma hai mai visto Rossana quando eri piccola? o Sailor Moon?” – “No, mai”. Evidentemente stavo cercando le lumache sotto i cespugli o creando strani profumi con particolari foglie trovate per terra. Ero forse un po’ come Mowgli, solo con i capelli biondissimi e qualche vestitino in più addosso.

Con gli anni, sono cambiata parecchio. Dalla bambina “campagnola” sporca di fango che non aveva paura di nulla, nemmeno del morso del cane della prateria (mi è andata bene, a quest’ora potevo scrivere con quattro dita invece che cinque…), sono cresciuta e sono diventata più “raffinata” e femminile. Non esco mai senza orecchini e con un buon profumo addosso. Adoro indossare le camicie, i golfini e i vestitini freschi d’estate. Mowgli è oramai un vecchio ricordo.

Il mio carattere… questa è sicuramente la parte più difficile. È così facile analizzare gli altri, ma quando tocca pensare a te? Quanto rifletto però, e proviamo a farlo. Ho sempre la battuta pronta, questo c’è da dirlo. Amo l’ironia, ma soprattutto mi piace prendermi poco sul serio (anche se a volte ci vado giù pesante con gli insulti verso me stessa, ma sto lavorando su questo). Penso, inoltre, di far ridere tanto la gente e questa cosa, quando accade, è la più bella del mondo. Mi piace, poi, informarmi su ciò che non conosco, provare sempre gusti nuovi senza aver timore di aver paura di ciò che è “sconosciuto”. Sono molto precisa, tendo sempre a programmarmi un po’ la vita (che è un bene, per carità, ma se poi qualcosa non va secondo i piani…).

Credo, poi, che ogni persona che abbia incontrato nella mia vita mi abbia dato qualcosa e, di conseguenza, il mio carattere si sia andato formandosi anche su quello. Sono fortunata nel dire che ho sempre incontrato persone che mi volessero bene, e sono sicura di questo anche se con alcune ho perso un po’ i rapporti. Non ho mai voluto dimenticare nessuno, e penso che mai riuscirò a farlo. Alla fine mi è stato trasmesso e insegnato qualcosa, no?

Mi piace la sincerità e l’onestà, tantissimo. “Questo vestito non ti sta bene” (e può essere anche il mio vestito preferito). Grazie, sei stata sincera nel dirmelo, non lo metterò oggi ma sicuramente lo indosserò domani (non con te 😀 ). Rideteci su, dai.

Gli uomini… Non sono per quelli dai troppi complimenti, sono per quelli che hanno qualcosa di buono da trasmetterti. Ad un “Quanto sei gnocca stasera” preferisco, di gran lunga, una frase come: “Quanto mi piace parlare con te”. La sincerità, poi… Non mi sono mai sentita presa in giro da nessuno, e nemmeno da un ragazzo. Mi piacciono tanto quelli onesti e coraggiosi di prendersi le proprie responsabilità. “Non mi va più di uscire con te”: grazie, non mi farà piacere ma almeno hai avuto il coraggio di dirmelo. Bravo, 10+.

Ho provato a darvi un’idea di me, e chissà cosa ne è venuto fuori. Avete capito qualcosa in più su Nina? C’è tanto da dire, questo è solo un assaggio…

Nina

 

Online?


Accesso“. 

Sicuramente quella parola lassù, qualche anno fa, non l’avrei mai saputa ricollegare alla messaggistica virtuale. In effetti, sembra quasi una parolaccia (o un insulto ‘alla romana’). Eppure, negli ultimi tempi, è diventata una costante. 

‘Perché hai fatto l’accesso così tardi ieri notte?’

‘Sicuramente è sveglio, ha fatto l’accesso un’ora fa’. 

Sembra essere, stando alla seconda interrogativa, quasi una conferma al ‘Sì, è vivo’. O magari può essere interpretato come un perenne controllo sulla persona presa in questione. 

Ma passiamo alla mia riflessione di oggi: il nascondere l’ultimo accesso su WhatsApp. Ecco, vorrei soffermarmi su questo punto. Ormai quasi metà della popolazione ha attivato questa funzione ed io, ogni giorno, continuo a non voler condividere le loro motivazioni ad aver fatto una scelta tale. “Non voglio che sappia quando mi sono connessa” o, meglio (o peggio, dipende dai punti di vista) “Meglio che io non sappia quando si è connesso l’ultima volta”. Tutto gira intorno ad uno stupido numero, di nuovo. Come il fatto che un accesso mancato possa compromettere una relazione, o infondere sicurezza e fedeltà nel caso l’altro si connettesse nel momento giusto. Tutto ciò è incredibile e spaventoso allo stesso momento. 

Poi, c’è la seconda categoria di persone: quelle con l’accesso su WhatsApp visibile. Oh, come se quel numero fosse un punto di riferimento. “Ah okay, non lo disturbo perché il suo accesso è stato alle 22.30 ed ora è l’1 di notte, non vorrei che dormisse”. Tutto sotto controllo insomma. Parlando con amici, qualche giorno fa, ho analizzato anche un altro punto sempre a proposito di ciò: quel senso di ‘figaggine’ o ‘grandiosità’ che ci trasmettono quelli che fanno pochi accessi al giorno o comunque molto distanziati tra loro. È un po’ come se pensassimo: “Oh, chissà cosa starà facendo di divertente mentre io sono qui che controllo la sua vita tramite un orario” o “Beato lui che non sta guardando così spesso il cellulare, lo ammiro”. Ecco, è forse anche una questione di invidia quella che ci porta a controllare sistematicamente la vita degli altri tramite un telefono? Ragioniamoci. 

Voi in quale delle due categorie vi identificate? E, soprattutto, pensate di vivere di più la vostra vita o quella degli altri? Ragionateci di nuovo. 

Nina

Un Quadro

Ho deciso di scegliere un oggetto al giorno (se riesco) e raccontarvelo. 

Oggi vi faccio vedere questo quadretto. La sua storia è un po’ contorta ma vale la pena ascoltarla. Faceva parte della mansarda tanto cara a mio nonno e, anni fa, era sicuramente appeso da qualche parte (non ricordo dove, ma so che ne andavo matta). 

Giugno duemilasedici. Io e la mia famiglia ci traferimmo in mansarda, quella mansarda. La casa era un pasticcio, c’erano scatole ovunque e non si capiva più nulla. 

Un giorno trovai per casa (e per caso) un sacco nero pieno di cianfrusaglie. Mia mamma l’aveva già spostato nell’ingresso per buttarlo. “Sono tutte cose inutili”, mi aveva detto. Io e la mia curiosità, però, non pazientammo e iniziai a scavarci dentro. Lo avevo trovato. Era lì che mi aspettava, come se lo avessi salvato da quel buio e da quella pesantezza da tutti gli altri oggetti. Il quadro!

Mi ricordo la mia felicità, come se avessi trovato un piccolo tesoro. Era finito addirittura nel sacco da buttare, nemmeno tra le cose da riordinare. 

Lo presi e lo misi direttamente in camera mia. Fu la prima cosa che sentii mia in quella stanza così nuda e anonima. 

Sono passati mesi e finalmente l’ho appeso. Ogni sera, prima di dormire, rileggo quella frase che dice: “Signore benedici chi non mi fa perdere tempo” e mi piace continuarla così: “E chi il tempo me lo fa passare nei migliori dei modi”. 

Buonanotte,

Nina